Tarvisio, dal valico entra un tir con falso “olio industriale”: sequestrati 27 mila litri di carburante

Il mezzo era arrivato in Italia dal confine udinese. Per gli investigatori il carico, diretto formalmente in Grecia, era in realtà gasolio sottratto alle accise.

14 maggio 2026 12:23
Tarvisio, dal valico entra un tir con falso “olio industriale”: sequestrati 27 mila litri di carburante -
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Il passaggio da Tarvisio è uno dei punti chiave dell’operazione che ha portato al sequestro di 27 mila litri di prodotto petrolifero ritenuto di contrabbando. Il carico, trasportato da un autoarticolato proveniente dall’Europa orientale, era stato presentato come olio anticorrosivo, ma gli approfondimenti successivi hanno indicato una natura diversa.

L’intervento, sviluppato dalla Guardia di Finanza di Padova, riguarda quindi anche il Friuli Venezia Giulia per il tratto iniziale del percorso in Italia: secondo la ricostruzione, il mezzo aveva varcato il confine dal valico di Tarvisio, in provincia di Udine, prima di proseguire verso il Veneto.

Alla fine sono scattati il sequestro preventivo del prodotto e del tir utilizzato per il trasporto, mentre due persone sono state denunciate alla Procura di Padova per l’ipotesi di contrabbando di prodotti petroliferi.

Il transito dal confine udinese e i dubbi sul viaggio

Gli elementi che hanno attirato l’attenzione degli investigatori non riguardano solo la documentazione esibita, ma anche il tragitto indicato. Il mezzo, stando a quanto emerso, proveniva dalla Repubblica Ceca ed era entrato in Italia da Tarvisio.

Il conducente, cittadino ungherese, avrebbe spiegato di essere partito da Praga, di aver caricato la merce in una raffineria austriaca e di essere diretto in Grecia. Una versione che però non ha convinto fino in fondo chi ha eseguito il controllo, anche per la coerenza ritenuta insufficiente tra il tipo di merce dichiarata e la rotta seguita.

Il controllo è stato effettuato dai finanzieri del Gruppo di Padova con il supporto della Polizia Stradale di Padova e Venezia. Da lì è partita una verifica più approfondita sul contenuto trasportato.

Cosa hanno rivelato i campioni esaminati

Per stabilire con precisione che cosa ci fosse nei contenitori, sono stati eseguiti campionamenti e analisi tecniche. Gli accertamenti hanno portato a un esito netto: il prodotto aveva caratteristiche fisiche compatibili con il gasolio per autotrazione.

La conferma è arrivata dal Laboratorio Chimico dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli di Venezia-Marghera. Dagli esami è emerso anche un altro elemento ritenuto significativo: il serbatoio del mezzo sarebbe stato alimentato con la stessa sostanza presente nel carico.

Nel prodotto è stata rilevata inoltre triacetina, componente utilizzato nei cosiddetti designer fuels, miscele che possono essere formalmente presentate come lubrificanti o altri derivati, pur risultando molto simili al carburante destinato ai veicoli.

Come era sistemato il carico e quale danno fiscale viene ipotizzato

Il quantitativo sequestrato era suddiviso in 27 contenitori da mille litri ciascuno. Secondo quanto contestato dagli investigatori, il trasporto sarebbe avvenuto con modalità non in linea con quelle previste per una merce di questo tipo e con profili di pericolosità.

Se quel prodotto fosse finito nel circuito illegale, avrebbe consentito di evitare il pagamento di accise per oltre 18 mila euro. È proprio su questo fronte che si concentra l’attività di contrasto: impedire che carburanti introdotti o movimentati con classificazioni fittizie entrino nel mercato a prezzi alterati.

Per i due denunciati, in caso di responsabilità accertate in via definitiva, la normativa prevede la reclusione fino a cinque anni e una sanzione pecuniaria compresa tra 36 mila e 180 mila euro.

Perché il caso riguarda da vicino anche il Friuli Venezia Giulia

L’episodio riporta l’attenzione sul ruolo dei valichi e delle principali direttrici del Nordest nei controlli sui traffici di prodotti energetici. Tarvisio, per posizione geografica, rappresenta uno snodo sensibile per i mezzi commerciali che entrano nel Paese dall’Europa centro-orientale.

Secondo quanto viene evidenziato nell’attività investigativa, una delle tecniche più usate in questi casi consiste nel dichiarare gasolio o benzina come prodotti petroliferi destinati ad altri impieghi, quindi non soggetti allo stesso regime fiscale. Un meccanismo che danneggia le entrate pubbliche e penalizza gli operatori che lavorano nel rispetto delle regole.

Il procedimento, va ricordato, è nella fase delle indagini preliminari. Le persone coinvolte devono essere considerate non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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