Tolmezzo, dopo il sequestro del collare elettrico gli animalisti alzano il livello dello scontro

Le associazioni chiedono il ritiro di porto d’armi e licenza di caccia al proprietario denunciato e sollecitano tutele anche per altri due cani.

08 ottobre 2026 08:52
Tolmezzo, dopo il sequestro del collare elettrico gli animalisti alzano il livello dello scontro - Immagine di repertorio
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Il caso emerso a Tolmezzo attorno a un collare elettrico sequestrato dalla Polizia locale della Comunità di Montagna della Carnia entra ora in una fase nuova. Dopo la denuncia del proprietario, le associazioni animaliste chiedono che la vicenda abbia conseguenze anche sul fronte delle autorizzazioni personali e della custodia degli animali.

Il Partito Animalista Italiano del Friuli Venezia Giulia e Animal Pride Defending Association hanno infatti comunicato di aver presentato agli uffici competenti una richiesta formale per il ritiro, a tempo indeterminato, della licenza di caccia e del porto d’armi dell’uomo coinvolto.

La mossa delle associazioni dopo gli ultimi sviluppi

Secondo quanto riferito dalle due organizzazioni, il proprietario del cane sarebbe un cacciatore. È su questo elemento che si concentra il nuovo intervento pubblico, con cui gli animalisti sostengono la necessità di togliere le autorizzazioni legate all’attività venatoria e al possesso di armi.

A spiegare la posizione è Irene Giurovich, portavoce regionale del PAI, che annuncia anche ulteriori iniziative sul piano giudiziario. Le associazioni parlano di un passaggio già avviato presso gli organi competenti, ma al momento non risulta alcun provvedimento già adottato in questa direzione.

Che cosa era emerso nell’inchiesta a Tolmezzo

La vicenda era venuta alla luce dopo alcuni esposti sull’uso del dispositivo. Da lì erano partiti gli accertamenti della Polizia locale della Comunità di Montagna della Carnia, proseguiti con una perquisizione eseguita su delega della Procura di Udine.

Nel corso dell’attività è stato sequestrato il collare elettrico. Il proprietario, un uomo di 50 anni, è stato denunciato con l’ipotesi di reato di maltrattamento di animali. Come in ogni procedimento, eventuali responsabilità dovranno essere verificate nelle sedi previste.

La richiesta di proteggere il cane e altri due animali

Accanto al tema delle licenze, le due sigle insistono su un altro punto: l’allontanamento del cane dal contesto in cui avrebbe subito il maltrattamento. La proposta è quella di affidarlo a una struttura specializzata, in grado di seguirne le condizioni fisiche e comportamentali.

Nel loro intervento, gli animalisti richiamano anche la situazione di altri due cani, chiedendo che vengano tutelati. Su questo aspetto, però, non vengono forniti ulteriori particolari sulle loro condizioni né su eventuali misure già adottate.

Verso una nuova denuncia e la richiesta di misure più dure

PAI FVG e Animal Pride Defending fanno sapere che il loro ufficio legale sta preparando una denuncia dettagliata. L’obiettivo dichiarato è chiedere il massimo rigore nell’accertamento dei fatti e, se dovessero emergere responsabilità, l’applicazione delle sanzioni più pesanti previste dalla legge.

Le associazioni spingono inoltre per un ulteriore divieto: impedire al proprietario di detenere animali, domestici o di altro tipo. La loro posizione è netta contro l’impiego di strumenti che provocano dolore come metodo di addestramento.

Il caso, partito dalla Carnia, continua così a far discutere anche nel resto della provincia di Udine. Oltre al procedimento già avviato, la pressione delle associazioni punta ora a ottenere decisioni amministrative e misure di protezione che vadano oltre il solo sequestro del dispositivo.

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