Tragedia del Natisone, in tribunale il confronto su piena, coordinate e uso dell’elicottero

Udienza a Udine sul caso del 31 maggio: testimonianze tecniche e operative sui soccorsi. Il procedimento riprenderà il 20 ottobre.

16 settembre 2026 11:41
Tragedia del Natisone, in tribunale il confronto su piena, coordinate e uso dell’elicottero -
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Nel procedimento aperto a Udine sulla morte di Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar, l’udienza è entrata nel merito di alcuni passaggi decisivi della macchina dei soccorsi: dalla localizzazione dei ragazzi alle scelte operative, fino al tema dell’intervento aereo.

L’attenzione dell’aula si è concentrata sulla tragedia avvenuta il 31 maggio 2024 nel Natisone, con quattro imputati chiamati a rispondere di omicidio colposo: tre vigili del fuoco e un infermiere della Sores. Il dibattimento punta a chiarire se vi siano state omissioni o errori nella gestione dell’emergenza.

Le coordinate inviate fin dalla prima chiamata

Tra i testimoni sentiti c’è stata l’operatrice del Numero unico di emergenza che raccolse la prima richiesta di aiuto. In aula ha spiegato di aver inoltrato alla sala operativa dei vigili del fuoco una mappa con la posizione esatta del punto in cui si trovavano i tre giovani.

La stessa operatrice ha riferito di aver catalogato l’evento come intervento di tipo tecnico, e non sanitario, attenendosi alle procedure previste dal manuale. Un passaggio che pesa nella ricostruzione complessiva dei tempi e delle decisioni prese nelle fasi iniziali.

Il nodo dell’elisoccorso nella ricostruzione della Sores

Su questo versante è stato ascoltato anche Giulio Trillò, direttore della Sores del Friuli Venezia Giulia. La sua deposizione ha richiamato il protocollo attivato in partenza, descritto come legato a un soccorso tecnico.

Successivamente, secondo quanto emerso, la situazione sarebbe stata letta anche sotto il profilo sanitario, con la scelta di far partire comunque l’elicottero. Il tema resta uno dei punti più delicati del processo, perché riguarda la sequenza delle comunicazioni e l’impiego dei mezzi disponibili.

Le valutazioni sul fiume e il confronto tra versioni

Un altro fronte discusso riguarda le condizioni del Natisone quel giorno. Il consulente tecnico idrogeologico della Procura, Maurizio Rosso, ha descritto l’evento come una piena definita “morbida”, collocandola sotto il livello della piena ordinaria secondo i dati richiamati durante l’udienza.

Di tono molto diverso la testimonianza di uno dei vigili del fuoco arrivati tra i primi al ponte Romano. Davanti ai giudici ha ricordato una situazione eccezionale, dicendo di non aver mai osservato una piena simile. Nella sua deposizione ha anche rievocato il momento in cui riuscì a mettere in salvo un collega entrato in acqua nel tentativo di aiutare i tre ragazzi.

Il tema del gommone e delle possibilità di intervento

Nel corso dell’udienza si è parlato anche dell’ipotesi di raggiungere l’isolotto con un gommone. Secondo il consulente della Procura, quella soluzione non avrebbe consentito di arrivare in tempo ai giovani prima che la corrente li trascinasse via.

Si tratta di un elemento rilevante per valutare quali alternative concrete fossero effettivamente praticabili in quei minuti. Il processo, in questa fase, sta mettendo a confronto dati tecnici e testimonianze operative per ricostruire con precisione ciò che accadde.

La linea di prudenza della Procura e il calendario

Al termine dell’udienza, il procuratore capo di Udine Massimo Lia ha invitato a evitare conclusioni affrettate. La linea espressa è quella della cautela, in attesa che il dibattimento completi il quadro attraverso le prossime deposizioni.

Il procedimento tornerà in aula il 20 ottobre. Sarà un nuovo passaggio importante per accertare eventuali responsabilità nella catena dei soccorsi e per dare una lettura più definita di una vicenda che ha colpito profondamente anche il territorio udinese.

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