Udine, il 26 settembre mette alla prova la città: raduno Alpini e Fvg Pride nello stesso sabato

Palazzo D’Aronco punta alla convivenza tra i due appuntamenti. Gli Alpini chiedono una scelta netta, il Comune richiama regole e libertà di manifestazione.

24 aprile 2026 22:24
Udine, il 26 settembre mette alla prova la città: raduno Alpini e Fvg Pride nello stesso sabato -
Condividi

Il nodo è tutto in una data: sabato 26 settembre. A Udine, nello stesso giorno, sono previsti il raduno sezionale degli Alpini e il corteo del Fvg Pride, una coincidenza che nelle ultime ore ha acceso il confronto politico e organizzativo in città.

Non si tratta solo di una sovrapposizione di calendario. Attorno ai due appuntamenti si sono concentrate posizioni molto diverse, tra richieste di tutela della tradizione, rivendicazione di diritti e necessità di garantire sicurezza e gestione degli spazi nel centro storico.

Da una parte c’è l’Associazione nazionale alpini, realtà profondamente radicata anche nel territorio friulano, che considera problematica la contemporaneità con il Pride. Dall’altra c’è la manifestazione regionale dell’orgoglio Lgbtqia+, che conferma la volontà di svolgersi regolarmente e si dice disponibile al confronto sul piano organizzativo.

In mezzo c’è il Comune di Udine, chiamato a tenere insieme esigenze diverse senza trasformare la giornata in un terreno di scontro. La linea espressa da Palazzo D’Aronco è chiara: non scegliere tra le due iniziative, ma lavorare perché possano svolgersi entrambe nel rispetto delle norme e delle competenze previste.

La richiesta degli Alpini al Comune

Le perplessità più forti sono arrivate dalla sezione udinese dell’Ana. Il presidente Mauro Ermacora ha contestato la compresenza dei due eventi, sostenendo che si tratti di realtà troppo distanti per convivere nella stessa giornata e nello stesso contesto urbano.

Secondo quanto riferito dagli Alpini, il raduno era stato programmato da tempo e la data sarebbe stata concordata con l’amministrazione dopo uno spostamento rispetto al periodo abituale di ottobre. Proprio questa ricostruzione ha alimentato il malumore della sezione, che ha poi scritto al sindaco Alberto Felice De Toni chiedendo una presa di posizione netta.

Ermacora ha spiegato di non voler impedire il Pride, ma di ritenere impraticabile la coesistenza tra i due appuntamenti. Nelle sue dichiarazioni ha richiamato la storia dell’associazione e i valori che, a suo avviso, renderebbero incompatibile la contemporaneità con la manifestazione regionale Lgbtqia+.

La posizione dell’Ana, dunque, non riguarda soltanto l’organizzazione pratica della giornata, ma anche un piano simbolico e identitario. Da qui l’aut-aut rivolto al Comune, con l’ipotesi che il consiglio direttivo possa anche non confermare il raduno a Udine se non arriveranno risposte ritenute soddisfacenti.

La risposta di Palazzo D’Aronco

L’amministrazione comunale ha scelto un’impostazione diversa. Il sindaco De Toni ha richiamato l’articolo 17 della Costituzione, ricordando che il diritto di riunirsi pacificamente può essere limitato solo per motivi comprovati di sicurezza o di incolumità pubblica.

Il punto centrale, per il Comune, è che non spetta a Palazzo D’Aronco decidere se un corteo come il Pride possa o meno svolgersi in città sulla base di valutazioni politiche o culturali. L’amministrazione può gestire gli spazi di propria competenza, ma la valutazione sull’ordine pubblico compete alle autorità di pubblica sicurezza.

Per questo il sindaco ha ribadito che il Comune intende garantire il rispetto delle libertà di tutti, senza contrapporre un evento all’altro. La linea indicata è quella della coesistenza, con il coinvolgimento di Questura e Prefettura per la definizione delle misure necessarie.

La stessa amministrazione ha anche chiarito che il raduno alpino resta un appuntamento accolto con favore, ma questo non può tradursi nell’esclusione di un’altra manifestazione regolarmente preannunciata e tutelata dalle norme.

Il tema delle autorizzazioni e della sicurezza

Uno degli aspetti più discussi riguarda proprio le competenze. Il corteo del Fvg Pride non segue lo stesso iter di un evento che richiede concessione di suolo pubblico da parte del Comune. Per le manifestazioni in luogo pubblico è previsto infatti un preavviso alle autorità di pubblica sicurezza, che valutano eventuali prescrizioni o limitazioni.

Diverso è il caso delle strutture e degli spazi occupati stabilmente, come il tendone previsto per il raduno alpino in piazza Primo Maggio. In questo ambito il Comune ha un ruolo diretto, perché deve autorizzare l’utilizzo delle aree cittadine.

La distinzione non è secondaria, perché spiega perché l’amministrazione abbia insistito sul fatto di non poter “scegliere” unilateralmente tra i due appuntamenti. Il lavoro di coordinamento dovrà quindi passare soprattutto dal tavolo con Prefettura e Questura, chiamate a valutare percorsi, orari, separazione delle aree e misure di prevenzione.

Il 26 settembre, peraltro, il centro di Udine non ospiterà soltanto questi due eventi. In programma c’è anche “FriulKorea”, iniziativa culturale e sportiva già calendarizzata tra via Mercatovecchio e la Loggia del Lionello. Un elemento che rende ancora più delicata la macchina organizzativa.

Il programma del raduno e la posizione del Pride

Il Comune ha precisato che nella giornata di sabato 26 settembre non è prevista una sfilata degli Alpini. La sfilata è in calendario per domenica 27. Sabato sono invece attese le esibizioni delle fanfare alle 17 e la Santa Messa in Duomo alle 19.

Questo dettaglio ridimensiona almeno in parte l’idea di due cortei destinati a incrociarsi direttamente nello stesso momento. Resta però il tema dell’afflusso di persone in una città che, nell’arco della stessa giornata, dovrà assorbire appuntamenti molto partecipati e con caratteristiche differenti.

Dal fronte del Fvg Pride, la presidente Alice Chiaruttini ha mantenuto una linea prudente. Ha confermato che l’associazione sta seguendo il confronto in corso e ha sottolineato la disponibilità a ragionare su tempi e spazi, purché questo non si traduca in una contrapposizione costruita tra eventi diversi.

Il Pride rivendica il proprio carattere regionale e la partecipazione attesa da tutto il Friuli Venezia Giulia. La richiesta, in sostanza, è che le istituzioni individuino soluzioni organizzative adeguate senza trasformare la presenza della manifestazione in un problema da rimuovere.

Una giornata che va oltre la logistica

Accanto agli aspetti tecnici, il caso ha assunto un evidente peso politico e culturale. Le parole usate dal presidente degli Alpini, che ha parlato di “due mondi completamente opposti”, hanno contribuito ad allargare il dibattito ben oltre il semplice tema dei percorsi o delle piazze da utilizzare.

Per una parte della città la sovrapposizione appare inopportuna, soprattutto perché il raduno alpino è percepito come un appuntamento storico e identitario. Per un’altra parte, invece, proprio la richiesta di scegliere tra Alpini e Pride rappresenta il punto più problematico, perché mette in discussione la convivenza tra sensibilità diverse nello spazio pubblico.

Su questa linea si è espressa anche l’assessora alle Pari opportunità Arianna Facchini, secondo cui le due manifestazioni non sono in competizione e il nodo va affrontato sul piano dell’organizzazione, con il coinvolgimento non solo del Comune ma anche di Questura e Prefettura.

La partita, quindi, si giocherà nei prossimi passaggi istituzionali. Saranno le autorità competenti a definire il quadro operativo della giornata. Per Udine si tratta di un test delicato: capire se una data complicata possa essere gestita con equilibrio oppure se la sovrapposizione continuerà ad alimentare tensioni fino all’appuntamento di fine settembre.

Segui Prima Udine