Udine, affitto e busta paga sempre più distanti: per una casa media se ne va un terzo del reddito
L’elaborazione di CNA Fvg mette a fuoco il capoluogo friulano: dal 2019 al 2025 canoni su del 21,9%, stipendi molto più lenti.
Nel capoluogo friulano prendere in locazione un appartamento pesa oggi molto di più rispetto a pochi anni fa. I numeri elaborati da CNA Fvg mostrano infatti che a Udine la corsa dei canoni ha superato nettamente quella delle retribuzioni, con un impatto diretto sui bilanci di famiglie, studenti e lavoratori.
Il confronto prende in considerazione il periodo tra il 2019 e il 2025, incrociando i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate con le retribuzioni nette medie. Il risultato, per Udine, restituisce un quadro chiaro: l’abitare in affitto è diventato più oneroso in misura ben superiore rispetto alla crescita degli stipendi.
Il quadro nel capoluogo friulano
A Udine il canone medio per un appartamento di 70 metri quadrati è passato da 570 a 695 euro mensili. In termini percentuali significa un aumento del 21,9% nell’arco di sei anni.
Nello stesso intervallo, la retribuzione netta media è cresciuta del 9%, arrivando a 2.050 euro. Tradotto nella vita quotidiana, vuol dire che l’affitto assorbe il 33,9% dello stipendio medio: in pratica circa un euro su tre viene destinato alla casa.
È un rapporto che, pur non essendo il più alto della regione, colloca comunque Udine in una fascia di pressione significativa. Per molti nuclei, soprattutto quelli con una sola entrata o con contratti meno solidi, lo spazio che resta per spese ordinarie e risparmio si riduce sensibilmente.
Il confronto con gli altri capoluoghi del Friuli Venezia Giulia
Nel panorama regionale il caso più pesante è quello di Trieste, dove i canoni sono cresciuti del 29,7% e l’incidenza dell’affitto sul reddito medio arriva al 39%. Per un appartamento tipo si è passati da 640 a 830 euro al mese.
Pordenone registra una crescita del 21,8%, con canone medio salito da 550 a 670 euro e un peso sullo stipendio pari al 33,5%. Gorizia rimane la meno costosa tra le città analizzate, ma anche lì il divario resta evidente: affitti da 500 a 610 euro, salari in aumento dell’8% e quota del reddito destinata alla locazione al 32,1%.
Il confronto evidenzia quindi una tendenza comune in tutti i capoluoghi del Friuli Venezia Giulia: i prezzi delle locazioni hanno accelerato più delle buste paga, senza eccezioni.
Perché il tema riguarda anche il lavoro
Secondo CNA Fvg la questione non si esaurisce nel disagio abitativo. Il costo delle locazioni finisce per incidere anche sulla capacità del territorio di attrarre persone, in particolare nei centri universitari e nelle aree dove le imprese cercano personale.
Per Udine il tema è particolarmente sensibile, perché il mercato della casa si intreccia con quello degli studenti fuori sede, dei giovani lavoratori e di chi valuta un trasferimento per motivi professionali. Se il peso dell’affitto cresce troppo, trasferirsi diventa meno conveniente e la città rischia di perdere competitività.
Il presidente regionale di CNA Fvg, Maurizio Meletti, legge il fenomeno come un nodo economico ormai strutturale, non più soltanto sociale. Da qui la richiesta di interventi capaci di ampliare l’offerta di alloggi con costi sostenibili.
Le misure proposte dall’associazione
Tra le soluzioni indicate da CNA ci sono un piano casa ritenuto realmente efficace, incentivi per la riqualificazione degli immobili, il recupero del patrimonio oggi inutilizzato e strumenti a sostegno della rigenerazione urbana.
L’obiettivo, secondo l’associazione, è riequilibrare un mercato che negli ultimi anni ha spinto in alto i canoni molto più rapidamente dei redditi. E i dati su Udine confermano che il problema non è astratto: riguarda una quota sempre più ampia del reddito mensile di chi vive o vuole vivere in città.