Udine al centro della sfida lavoro: in Friuli Venezia Giulia serviranno 45mila addetti in meno di dieci anni

Nel confronto ospitato all’Università di Udine, l’assessore Rosolen ha legato crescita industriale, formazione avanzata e capacità di attrarre profili qualificati.

07 settembre 2026 19:26
Udine al centro della sfida lavoro: in Friuli Venezia Giulia serviranno 45mila addetti in meno di dieci anni -
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La tenuta del sistema produttivo friulano passa da un numero che pesa: nei prossimi 6-8 anni il Friuli Venezia Giulia dovrà trovare 45mila nuovi lavoratori per non arretrare sull’occupazione. Il dato è stato rilanciato a Udine dall’assessore regionale Alessia Rosolen, intervenuta a un appuntamento dedicato all’industria manifatturiera avanzata e ai suoi cambiamenti.

Il confronto si è svolto nel pomeriggio del 7 settembre 2026 a palazzo Garzolini di Toppo Wassermann, nell’ambito dell’assemblea annuale dei soci di Aitem, l’Associazione italiana delle tecnologie manifatturiere. L’iniziativa è stata promossa insieme al dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura dell’Università degli Studi di Udine, con la partecipazione di rappresentanti del mondo accademico, istituzionale e produttivo del territorio.

Per la Regione, il tema non riguarda soltanto il numero di persone da inserire nelle aziende, ma soprattutto la qualità delle competenze da costruire e trattenere. L’innovazione, nella lettura illustrata a Udine, viene considerata come un passaggio che modifica organizzazione del lavoro, professionalità richieste e possibilità di crescita per le imprese locali.

Friuli Venezia Giulia, Rosolen: servono 45mila nuovi lavoratori in 6-8 anni

Il peso della trasformazione industriale sul territorio udinese

Nel capoluogo friulano, dove il rapporto tra università, manifattura e filiere produttive è da tempo un tema strategico, Rosolen ha insistito sulla necessità di allargare la partecipazione al lavoro. L’obiettivo indicato è coinvolgere di più giovani, donne e persone oggi fuori dal mercato occupazionale, così da sostenere la competitività regionale in una fase di forte transizione tecnologica.

Secondo l’assessore, non basta parlare di innovazione come fatto tecnico. Per molte aziende, soprattutto di dimensioni ridotte, il nodo è riuscire ad accedere davvero a strumenti, consulenze e percorsi che aiutino a innovare senza restare ai margini dei cambiamenti in corso.

Tra gli strumenti richiamati figurano il trasferimento tecnologico, i percorsi di test before invest, il supporto specialistico e un collegamento più stretto con il sistema della formazione. Il riferimento è in particolare al tessuto produttivo del Friuli Venezia Giulia, fatto sì di realtà strutturate, ma anche di una presenza molto ampia di piccole e micro imprese.

Università, dottorati e ITS nella filiera delle competenze

Una parte centrale dell’intervento ha riguardato il rapporto fra formazione e lavoro. La Regione ha ricordato di aver sostenuto quasi 400 percorsi di dottorato negli ultimi anni e di aver programmato altri 6 milioni di euro per il prossimo biennio, con l’idea di rafforzare la preparazione avanzata legata ai bisogni del sistema economico.

Nel passaggio udinese è stato ribadito anche il valore del raccordo tra atenei, ITS Academy e imprese. L’obiettivo indicato è far sì che la crescita delle competenze non resti separata dal mondo produttivo, ma si traduca in innovazione applicata, aumento della produttività e nuove occasioni professionali qualificate sul territorio.

In questo quadro rientrano anche riqualificazione e aggiornamento continuo dei lavoratori, da costruire in base ai fabbisogni concreti delle aziende. Il capitale umano, nella linea illustrata dalla Regione, resta infatti l’elemento decisivo per accompagnare la modernizzazione del manifatturiero.

La rete dell’innovazione e la capacità di attrarre profili qualificati

Nel workshop ospitato a Udine è emersa inoltre la volontà di consolidare una rete tra università, imprese, cluster, parchi scientifici e tecnologici, istituzioni e filiere. L’idea è mettere in comune competenze e infrastrutture, superando una lettura troppo rigida dei singoli settori e favorendo connessioni più ampie tra ambiti produttivi diversi.

Rosolen ha richiamato, tra le leve già sostenute dall’amministrazione regionale, il sistema universitario, la rete Inest, i parchi scientifici e i cluster. Tra gli esempi citati c’è anche la possibilità di sviluppare collegamenti fra il comparto del mare, l’aerospazio, l’energia e altri segmenti considerati strategici, in una logica di “valli dell’innovazione” capaci di andare oltre i confini amministrativi.

Accanto alla formazione, un altro fronte indicato come decisivo è quello dell’attrattività. La cosiddetta norma Talenti viene letta dalla Regione come uno strumento utile sia per aiutare le imprese nell’inserimento di professionalità qualificate, sia per rendere più competitivo il territorio nella sfida con altre aree che cercano le stesse figure.

Friuli Venezia Giulia, Rosolen: servono 45mila nuovi lavoratori in 6-8 anni

All’incontro udinese erano presenti anche il rettore dell’Università degli Studi di Udine Angelo Montanari, il direttore del dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura Alessandro Gasparetto, il presidente di Aitem Antonino Squillace, il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni e il presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo. Un segnale, anche questo, di quanto il tema del lavoro e delle competenze sia ormai centrale per il futuro economico del territorio.

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