Udine apre il cantiere del nuovo welfare territoriale: parte un piano di formazione fino al 2028

Nel capoluogo presentato il programma promosso da Regione Fvg e ComPA: coinvolti Comuni, sanità, servizi sociali e Terzo settore.

29 maggio 2026 01:20
Udine apre il cantiere del nuovo welfare territoriale: parte un piano di formazione fino al 2028 -
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Da Udine prende forma un percorso che punta a incidere sull'organizzazione dei servizi più vicini alle persone. Il capoluogo friulano ha ospitato l'avvio di un programma triennale dedicato al welfare di comunità e all'amministrazione condivisa, pensato per mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, sanità pubblica, Comuni e Terzo settore.

L'iniziativa è promossa dalla Direzione centrale Salute della Regione Friuli Venezia Giulia insieme a ComPA, fondazione e scuola di formazione del Comparto unico regionale. Il primo appuntamento è stato il convegno intitolato “La salute come bene comune. Gli strumenti dell’amministrazione condivisa per promuovere un welfare di comunità”.

Il progetto guarda a un tema molto concreto anche per il territorio udinese: come riorganizzare la risposta ai bisogni che non riguardano solo l'emergenza o il ricovero, ma anche cronicità, fragilità e assistenza continuativa. La linea indicata è quella di una rete più integrata, capace di lavorare fuori dall'ospedale e dentro le comunità locali.

Chi sarà coinvolto nel percorso

Il piano formativo si rivolge a una platea ampia. Sono chiamati in causa amministratori locali, Aziende sanitarie, servizi sociali comunali, operatori sociosanitari e realtà del privato sociale. L'obiettivo è costruire linguaggi comuni e strumenti condivisi per affrontare il cambiamento dei modelli assistenziali.

La struttura del programma prevede più livelli. C'è una parte sulla governance, destinata a chi ha responsabilità amministrative e organizzative; un segmento trasversale rivolto a operatori pubblici e Terzo settore, centrato sui processi collaborativi; e moduli specialistici per figure tecnico-operative, con attenzione agli aspetti normativi, progettuali ed economici. È prevista anche la formazione di facilitatori per i percorsi partecipativi.

Il nodo dei servizi di prossimità

Tra i temi messi al centro c'è la sanità di prossimità, con il rapporto tra ospedali, Case di comunità, infermieristica territoriale e reti locali di supporto. In sostanza, il programma vuole accompagnare una trasformazione che sposti una parte della presa in carico verso il territorio, rendendo più efficace il collegamento tra servizi sanitari e sociali.

Dentro questa impostazione rientra anche il tentativo di dare risposte più adeguate alle persone con patologie croniche o condizioni di fragilità, alleggerendo al tempo stesso la pressione sui Pronto soccorso. Un passaggio che, per essere concreto, richiede non solo risorse ma anche competenze nuove e una diversa collaborazione fra soggetti che finora spesso hanno lavorato in parallelo.

Le indicazioni arrivate dalla Regione

Nel corso dell'incontro udinese, l'assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi ha indicato la formazione come uno dei passaggi decisivi per accompagnare il cambiamento del sistema sanitario e sociosanitario. Secondo l'assessore, i bisogni sono cresciuti più rapidamente della capacità di adattamento dell'organizzazione attuale, rendendo necessario un salto sia culturale sia operativo.

Riccardi ha richiamato anche il principio di sussidiarietà, collocandolo nello spazio tra intervento pubblico e mercato. In questo quadro, ha spiegato, acquistano peso l'amministrazione condivisa, la coprogettazione e il contributo del Terzo settore, da valorizzare dentro ruoli chiari e competenze definite.

Il calendario non si fermerà alla fase introduttiva. Tra il 2027 e il 2028 il programma entrerà infatti in una dimensione più applicativa, con laboratori e cantieri territoriali previsti anche nelle Case di comunità, per testare sul campo modelli di welfare generativo e percorsi di collaborazione tra enti e servizi.

Per Udine, che ha ospitato l'apertura del percorso, il tema resta strettamente legato alla qualità della rete locale dei servizi: la sfida sarà trasformare gli indirizzi emersi nel convegno in pratiche stabili, capaci di incidere davvero sulla vita quotidiana delle persone più fragili.

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