Udine al centro del confronto sul welfare che invecchia: entro il 2030 serviranno 183 milioni in più
Studio dell’Università di Udine per Fnp Cisl Fvg e Cisl Fvg: crescono gli over 65, aumentano i costi e si punta su casa e abitare inclusivo
Il tema non riguarda solo i numeri, ma il modo in cui il Friuli Venezia Giulia dovrà organizzare i servizi nei prossimi anni. A Udine è stato presentato uno studio che fotografa un equilibrio sempre più delicato: meno residenti complessivi, ma una quota crescente di anziani e, di conseguenza, un sistema sociosanitario chiamato a reggere una pressione maggiore.
La ricerca è stata realizzata dal Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università di Udine su incarico di Fnp Cisl Fvg e Cisl Fvg. Il dato che più colpisce è la stima sul fabbisogno aggiuntivo da qui al 2030: in uno scenario prudente, serviranno 183 milioni di euro netti in più rispetto a oggi.
Le proiezioni indicano che gli over 65 passeranno da 324.458 a 352.025 persone. A crescere sarà anche la fascia più anziana: gli over 80 vengono stimati in aumento dell’11,7 per cento. È su questa trasformazione demografica che si misurerà una parte decisiva delle politiche regionali, con ricadute evidenti anche sul territorio udinese.
Quanto pesa già oggi l’assistenza agli anziani
Lo studio segnala che tra il 2019 e il 2024 la spesa destinata alla popolazione anziana è aumentata del 32,5 per cento. Una crescita significativa, che si inserisce in un quadro dove Aziende pubbliche di servizi alla persona, strutture residenziali e Rsa assorbono ormai oltre il 60 per cento delle risorse sociosanitarie regionali.
Sul versante economico, la previsione porta la spesa complessiva dai 2,15 miliardi del 2024 a 2,33 miliardi nel 2030. Il punto, emerso con chiarezza durante l’incontro ospitato nel capoluogo friulano, è che il sistema non potrà limitarsi ad aggiungere fondi senza ripensare anche l’organizzazione dell’assistenza.
La linea della Regione: più servizi vicino a casa
Nel confronto è intervenuto anche l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che ha richiamato il lavoro già avviato su integrazione sociosanitaria, presa in carico al domicilio e superamento di una risposta troppo centrata sulle strutture. L’indicazione è quella di avvicinare i servizi alla quotidianità delle persone, soprattutto quando si parla di cronicità e non autosufficienza.
Riccardi ha sostenuto che la tenuta del sistema non può essere giudicata soltanto da parametri ospedalieri o dal mantenimento di servizi che, in alcuni casi, non corrispondono più ai livelli di attività necessari. In questa impostazione, eventuali risparmi ottenuti con modelli organizzativi diversi dovrebbero tornare a beneficio dell’assistenza, senza tagliare l’offerta.
Uno dei nodi messi sul tavolo riguarda infatti la non autosufficienza. Secondo quanto emerso, l’attuale risposta va resa più aderente ai bisogni reali, rafforzando i percorsi che consentono alle persone di restare il più possibile nel proprio ambiente di vita.
Abitare inclusivo, la leva indicata dallo studio
Tra le strade considerate più promettenti c’è il rafforzamento dell’abitare inclusivo insieme alla domiciliarità avanzata. L’idea è offrire alternative alla residenzialità tradizionale per anziani ancora autosufficienti, ma con fragilità leggere o intermedie, costruendo soluzioni più flessibili rispetto all’ingresso in struttura.
Secondo i dati illustrati a Udine, questi modelli potrebbero produrre risparmi superiori a 23 milioni di euro l’anno. La Regione, su questo versante, ha già destinato quasi 20 milioni di euro, e il tema dovrebbe trovare spazio anche nel prossimo assestamento di bilancio atteso nelle commissioni nelle prossime settimane.
Un altro aspetto evidenziato nel dibattito è la necessità di distinguere meglio i diversi livelli di autosufficienza. Situazioni molto diverse tra loro, è stato osservato, oggi rischiano di ricevere risposte troppo simili. La prospettiva indicata è invece quella di un’offerta più graduata, capace di adattarsi alle condizioni effettive delle persone.
Per Udine, che ha ospitato la presentazione della ricerca universitaria, il confronto assume un significato particolare: qui si intrecciano analisi accademica, rappresentanza sociale e programmazione pubblica. Il messaggio che arriva dallo studio è netto: l’invecchiamento della popolazione non è una tendenza futura, ma una realtà già in corso, e richiede scelte concrete su come assistere, accompagnare e sostenere una quota sempre più ampia di cittadini.