Udine, dai test sui vini un primo segnale: bene le chiusure in vetro dopo tre anni
L’Università di Udine segue uno studio avviato nel 2023 su Pinot Grigio e Pinot Nero: confronto aperto tra quattro sistemi di chiusura fino al 2028.
Per il comparto enologico friulano, la tenuta del vino nel tempo resta una questione concreta, non solo tecnica. È in questo quadro che si inseriscono i primi riscontri di una ricerca seguita anche dall’Università di Udine: dopo 36 mesi di affinamento, le bottiglie chiuse con Vinolok hanno restituito valutazioni positive sia su un bianco sia su un rosso.
Il progetto, partito nel maggio 2023, mette a confronto quattro diverse soluzioni di chiusura per capire quanto possano incidere sull’evoluzione del contenuto in bottiglia. I campioni scelti per l’analisi sono Pinot Grigio e Pinot Nero, osservati in condizioni controllate così da rendere attendibile il paragone nel corso degli anni.
Perché il test interessa anche il territorio udinese
Il coinvolgimento dell’ateneo friulano dà al lavoro un rilievo particolare per Udine, dove la ricerca applicata al settore agroalimentare rappresenta da tempo un asse importante. Lo studio, infatti, non si limita a una verifica di laboratorio, ma punta a fornire indicazioni utili a chi produce vino e deve decidere quale chiusura adottare in base allo stile del prodotto e alla sua prospettiva di conservazione.
I responsabili scientifici per l’Università di Udine sono Piergiorgio Comuzzo e Franco Battistutta, docenti del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali. L’iniziativa viene presentata anche come un esempio di collaborazione tra ricerca pubblica e impresa privata su un tema molto pratico per il mondo vitivinicolo.
I primi dati emersi su Pinot Grigio e Pinot Nero
Nel caso del Pinot Grigio, i risultati diffusi dopo i primi tre anni indicano per la chiusura in vetro un mantenimento del profilo sensoriale giudicato armonico, con una buona espressione olfattiva e una piacevolezza marcata, senza evidenze di ossidazione né di riduzione.
Sul Pinot Nero, la stessa soluzione ha fatto segnare una valutazione olfattiva ritenuta superiore in modo significativo, accompagnata dalla conservazione di freschezza e gradevolezza. In sintesi, il dato che emerge in questa fase intermedia è una risposta positiva su entrambe le tipologie considerate.
Per i produttori, il punto più interessante è proprio questo: dopo 36 mesi, la chiusura Vinolok ha mostrato di poter accompagnare il vino mantenendone equilibrio e fruibilità, sia nel bianco sia nel rosso inclusi nella sperimentazione.
Come funziona la sperimentazione avviata nel 2023
Il lavoro è costruito su un orizzonte di almeno cinque anni e non si esaurisce quindi nei dati ora resi noti. Il confronto riguarda Vinolok, tappo a vite, sughero e tappo tecnico, con bottiglie preparate seguendo parametri uniformi per evitare che differenze di imbottigliamento possano influire sui risultati.
La metodologia combina assaggi indipendenti e analisi strumentali. L’idea è affiancare ciò che si misura in modo oggettivo a quello che il vino manifesta nel bicchiere man mano che passa il tempo, così da ottenere un quadro più completo sull’effetto delle diverse chiusure.
Secondo Edina Kiss, responsabile di progetto per Vinolok, proprio il controllo rigoroso delle condizioni di partenza è stato necessario per rendere corretto il confronto. Nella valutazione della qualità, infatti, il riscontro della degustazione resta un elemento decisivo accanto ai numeri.
Il monitoraggio proseguirà fino al 2028
La fase attuale rappresenta soltanto una tappa del programma. I vini continueranno a essere seguiti fino almeno al 2028, per verificare se le indicazioni raccolte nei primi tre anni verranno confermate anche nelle fasi successive dell’affinamento.
Vinolok, azienda con sede nella Crystal Valley, nella Repubblica Ceca, produce chiusure in vetro per vino, distillati e altre bevande. L’azienda sottolinea di investire da oltre vent’anni in ricerca tecnica e in collaborazioni con università e istituti specializzati, con l’obiettivo di studiare il comportamento dei tappi e la maturazione del vino nel lungo periodo.
Per Udine, intanto, il dato più immediato è il ruolo giocato dall’università in una sperimentazione che tocca un settore centrale per l’economia del territorio. I prossimi anni diranno se questi primi riscontri positivi avranno la solidità necessaria per incidere davvero sulle scelte delle cantine.