Udine, dall’ateneo tre studi per rendere più sicuri gli edifici nelle aree sismiche

Nel cinquantenario del sisma friulano l’Università di Udine porta al convegno nazionale tre filoni di ricerca su murature, legno e calcestruzzo armato.

A cura di Web Team Web Team
13 ottobre 2026 12:55
Udine, dall’ateneo tre studi per rendere più sicuri gli edifici nelle aree sismiche -
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Nel percorso che accompagna il cinquantenario del terremoto del Friuli, da Udine arrivano tre proposte di ricerca che guardano alla sicurezza del patrimonio edilizio esistente. I lavori sono stati illustrati oggi, 13 ottobre 2026, durante il convegno nazionale “1976-2026: 50 anni dal terremoto del Friuli”.

Si tratta di studi sviluppati dal gruppo di Tecnica delle costruzioni del Dipartimento politecnico di ingegneria e architettura dell’Università di Udine, inseriti fra i 16 programmi italiani di ingegneria sismica sostenuti dal Dipartimento della Protezione civile e coordinati dalla rete dei laboratori universitari del settore.

Il filo conduttore è molto concreto: intervenire sugli edifici già presenti, migliorandone la risposta ai terremoti con soluzioni applicabili a murature, sopraelevazioni e strutture in calcestruzzo armato. Un tema che per il territorio friulano mantiene un peso particolare, anche alla luce della memoria del 1976 e della conformazione sismica dell’area.

Terremoto del Friuli, tre ricerche dell’Università di Udine su edifici più sicuri

Le murature e il test sulle malte con fibre di basalto

Uno dei progetti si concentra sugli edifici in muratura e sull’uso di malte fibrorinforzate con fibre di basalto, materiale di origine vulcanica, impiegate negli interventi di intonaco armato. L’obiettivo è aumentare la capacità delle pareti di sopportare le sollecitazioni senza cedere in modo fragile.

Le prove eseguite in laboratorio hanno evidenziato una malta meno soggetta a fessurarsi e capace di deformarsi di più prima della rottura. Nei pannelli murari rinforzati con questa tecnologia è stato registrato un aumento della resistenza pari al 190% rispetto alla muratura priva di rinforzo.

La coordinatrice dello studio, Margherita Pauletta, professoressa associata di Tecnica delle costruzioni, indica in questi risultati una conferma dell’interesse applicativo del sistema per accrescere la sicurezza degli edifici esistenti. La ricerca è firmata da Margherita Pauletta, Giada Frappa e Samantha Lisetto.

La strada delle sopraelevazioni leggere in legno

Un secondo filone guarda invece all’ampliamento degli edifici senza nuovo consumo di suolo, attraverso sopraelevazioni leggere in telaio ligneo. L’Università di Udine ha messo a punto soluzioni costruttive che aggiungono masse contenute nella parte alta dell’edificio, riducendo così gli effetti negativi che un intervento del genere potrebbe produrre in caso di sisma.

Il progetto include anche dispositivi pensati per dissipare l’energia sismica. Secondo Stefano Sorace, professore ordinario di Tecnica delle costruzioni e coordinatore dello studio, questa scelta può arrivare quasi ad annullare gli effetti aggiuntivi della nuova sopraelevazione sulla struttura sottostante, evitando interventi complessivi molto onerosi di adeguamento. Con lui lavorano Arianna Straulino e Naisa Hoxha.

Protezione passiva per gli edifici in calcestruzzo armato

Il terzo studio riguarda una tipologia molto diffusa anche in Friuli: gli edifici intelaiati in calcestruzzo armato. In questo caso l’attenzione è rivolta a controventi in acciaio dotati di dissipatori supplementari, sistemi capaci di assorbire una quota importante dell’energia generata da un terremoto.

Il risultato atteso non è soltanto una minore sollecitazione della struttura principale, ma anche una riduzione dei danni agli elementi non strutturali, come tamponature e tramezzi in muratura. Sono spesso queste parti, infatti, a riportare conseguenze pesanti durante gli eventi sismici, con ricadute sulla sicurezza degli occupanti e costi economici elevati.

Stefano Sorace sottolinea proprio questo aspetto, richiamando quanto osservato in numerosi terremoti degli ultimi decenni. La ricerca è portata avanti da Stefano Sorace, Samantha Lisetto e Arianna Straulino.

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La presentazione dei tre lavori si inserisce nelle iniziative dedicate ai 50 anni dal sisma del Friuli e riporta al centro una questione molto sentita anche a Udine: come aggiornare il costruito esistente con soluzioni tecniche che migliorino la protezione sismica senza perdere di vista sostenibilità, costi e applicabilità reale.

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