Udine, doppio vuoto ai vertici delle chirurgie: Celotti riporta il focus sull’equilibrio della sanità Fvg
La consigliera regionale del Pd indica la situazione dei due reparti udinesi e contesta una riorganizzazione troppo sbilanciata sugli hub.
Il punto che riporta Udine al centro del confronto sulla sanità regionale è molto concreto: secondo la consigliera regionale del Pd Manuela Celotti, sia la chirurgia ospedaliera sia quella universitaria del capoluogo friulano sono oggi prive di primario.
Da qui prende forma una critica più ampia al modello con cui si sta discutendo la riorganizzazione della rete ospedaliera e del piano oncologico in Friuli Venezia Giulia. Nella lettura dell’esponente dem, il tema non riguarda soltanto la distribuzione dei servizi, ma la reale capacità delle strutture di restare funzionanti, attrattive e ben presidiate dal punto di vista organizzativo.
Il nodo udinese nel dibattito regionale
Per una città come Udine, sede di uno dei poli principali del sistema sanitario regionale, l’assenza delle figure apicali in entrambi i reparti di chirurgia viene indicata da Celotti come un segnale che non può essere trattato come un dettaglio interno.
La consigliera richiama anche le preoccupazioni espresse dai chirurghi del Nordest e sostiene che proprio la situazione udinese mostri quanto sia fragile una costruzione basata soprattutto su numeri, volumi e posti letto, se poi i centri chiamati a reggere il peso maggiore fanno i conti con carenze di organico e difficoltà gestionali.
Hub sotto pressione e ruolo degli ospedali territoriali
Il ragionamento politico sviluppato da Celotti mette in discussione un’applicazione troppo rigida delle linee nazionali sulla rete oncologica e ospedaliera. Secondo la consigliera, quelle indicazioni dovrebbero essere adattate alle caratteristiche del Friuli Venezia Giulia, senza trasformarle in uno schema automatico.
Nel suo intervento, l’esponente del Pd insiste sul valore professionale presente anche negli ospedali spoke, che a suo giudizio non possono essere considerati un livello secondario da comprimere progressivamente a favore dei grandi poli.
L’obiezione di fondo è che un eccessivo spostamento di attività verso gli hub rischi di produrre l’effetto opposto a quello dichiarato: strutture centrali più affaticate e una rete complessiva meno equilibrata. Celotti osserva infatti che, in alcuni casi, il sovraccarico dei centri maggiori può incidere anche sull’efficienza delle risposte.
Il confronto si allarga a Trieste, Pordenone e al privato
Accanto al caso di Udine, la consigliera sostiene che nei prossimi mesi situazioni simili potrebbero riguardare anche Trieste e Pordenone. Un richiamo che allarga il campo del confronto e sposta la discussione dalla singola nomina a una questione più generale di tenuta del sistema sanitario regionale.
Nella stessa presa di posizione, Celotti collega il tema della riorganizzazione ad altri dossier che giudica delicati: esternalizzazioni, crescita del ricorso al privato accreditato e ipotesi di gestione privata per interi ospedali della rete. Tra gli esempi citati figurano Latisana e Spilimbergo.
La richiesta rivolta alla Giunta regionale è quindi quella di chiarire quale assetto stia prendendo forma. Dal punto di vista espresso dalla consigliera dem, la partita non riguarda solo l’accentramento dei servizi, ma il futuro di una sanità pubblica capace di reggere anche nei territori e nei suoi presidi già operativi.