Udine, il confronto sulla maternità riporta al centro il dopo parto: "Servono presìdi vicini alle donne"

Alla Casa della Contadinanza l’intervento della consigliera regionale Rosaria Capozzi: più supporto psicologico e ostetriche nelle Case della Comunità.

08 ottobre 2026 12:23
Udine, il confronto sulla maternità riporta al centro il dopo parto: "Servono presìdi vicini alle donne" -
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Più che il momento della nascita, a Udine il dibattito si è concentrato su ciò che viene dopo: i mesi in cui molte madri si trovano a gestire cambiamenti profondi, stanchezza, dubbi e, in alcuni casi, una rete di aiuto insufficiente. È da questo passaggio che Rosaria Capozzi, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, ha impostato il suo intervento durante un incontro pubblico dedicato alla maternità.

L’appuntamento si è svolto alla Casa della Contadinanza, in città, nell’ambito di un confronto promosso dall’Ordine delle Ostetriche di Udine e Pordenone. Al centro della discussione, il valore dell’assistenza territoriale e la necessità di non lasciare il carico della maternità soltanto sulle famiglie.

Il nodo dei servizi dopo la nascita

Nel suo intervento, Capozzi ha richiamato un punto preciso: parlare di natalità, senza rafforzare i servizi che accompagnano gravidanza e puerperio, rischia di essere insufficiente. Secondo la consigliera, serve una presenza più solida del supporto psicologico sia durante l’attesa sia nel periodo successivo al parto.

La maternità, nel ragionamento proposto a Udine, non può essere ridotta a una questione privata. Per Capozzi si tratta invece di un tema che riguarda organizzazione sanitaria, welfare e scelte pubbliche, soprattutto quando le donne attraversano fasi di fragilità o devono affrontare questo percorso senza un sostegno adeguato attorno a sé.

Il riferimento è anche a situazioni molto diverse tra loro: c’è chi vive la gravidanza con serenità e chi invece incontra difficoltà emotive, economiche o relazionali. Proprio per questo, l’idea espressa è quella di una rete accessibile e continua, capace di adattarsi ai bisogni reali delle persone.

Il ruolo delle ostetriche sul territorio

Tra le proposte indicate durante l’incontro, particolare spazio è stato dato alla presenza delle ostetriche nelle Case della Comunità. L’obiettivo, secondo Capozzi, è fare di queste figure un riferimento concreto e stabile per donne, coppie e neogenitori, non soltanto nei reparti ospedalieri ma anche nei percorsi successivi al parto.

La richiesta va nella direzione di una sanità più vicina ai quartieri e ai territori, con professioniste inserite in una rete che possa seguire la donna nel tempo. In questa impostazione, il lavoro delle ostetriche viene letto non solo sul piano clinico, ma anche come presidio di ascolto e accompagnamento.

L’incontro cittadino e il messaggio emerso

L’evento udinese è stato moderato da Patrizia Milia, presidente dell’Ordine delle Ostetriche di Udine e Pordenone. Ai lavori ha preso parte anche Verena Schmid, ostetrica e scrittrice, autrice del volume “Nel giardino segreto”, intervenuta nel corso del confronto.

Nel suo passaggio pubblico, Capozzi ha toccato anche il tema degli stereotipi che ancora accompagnano gravidanza, parto e rientro al lavoro. L’idea che una donna debba reggere tutto senza interruzioni, tornando rapidamente alla normalità, secondo la consigliera non restituisce la complessità di una fase che può essere delicata e impegnativa.

Il confronto ospitato a Udine ha così rilanciato una questione che riguarda da vicino anche il territorio: costruire servizi di prossimità, sostegno psicologico e percorsi di accompagnamento alla genitorialità, perché la scelta di avere un figlio possa poggiare su strumenti concreti e non soltanto su appelli di principio.

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