Udine, la laurea di Letizia diventa un segnale per tante famiglie: «Il risultato più grande è l’autonomia»

All’Università di Udine il percorso di Letizia Clocchiatti, dalla diagnosi infantile alla magistrale in Storia dell’arte raccontata dalla madre Linda.

04 novembre 2026 11:38
Udine, la laurea di Letizia diventa un segnale per tante famiglie: «Il risultato più grande è l’autonomia» -
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Non c’è soltanto una laurea da festeggiare, ma un cammino personale costruito anno dopo anno dentro l’Università di Udine. Per Letizia Clocchiatti, arrivata alla magistrale in Storia dell’arte dopo una diagnosi di sindrome di Asperger ricevuta da bambina, il traguardo accademico coincide con qualcosa di ancora più profondo: la capacità di muoversi con crescente indipendenza nello studio e nella vita quotidiana.

A ripercorrere questo itinerario è la madre Linda, che ha raccontato come il titolo universitario rappresenti sì una tappa importante, ma non l’unica. Nel tempo, spiega, la vera conquista è stata vedere la figlia imparare a gestire esami, scadenze, iscrizioni e rapporti con docenti e uffici senza dipendere costantemente dalla famiglia.

Il valore di un percorso nato da lontano

La storia parte dall’infanzia. Intorno ai tre anni, in casa erano emerse alcune differenze rispetto ai coetanei, soprattutto sul piano del linguaggio, delle relazioni e dell’autonomia. Da lì sono arrivati gli approfondimenti con gli specialisti, fino alla diagnosi di disturbo pervasivo dello sviluppo, un passaggio che Linda ricorda come molto duro per tutta la famiglia.

Dopo quel momento è iniziato un lavoro lungo, fatto di strumenti e sostegni diversi: logopedia, riabilitazione neuromotoria, attività con gli asinelli e idroterapia. Interventi che hanno accompagnato la crescita di Letizia, aiutandola ad affrontare difficoltà che richiedevano attenzione costante.

La passione per l’arte come bussola

Tra gli elementi emersi presto c’era un interesse molto forte per l’arte. Linda racconta che già da piccola Letizia mostrava una sensibilità particolare verso l’architettura, gli stili artistici e alcuni riferimenti storici e religiosi. Una predisposizione che nel tempo è diventata la direzione del suo percorso di studi.

La madre usa un’immagine che rende bene il contrasto di quegli anni: la figlia poteva riconoscere uno stile barocco, ma avere difficoltà in gesti semplici della quotidianità, come chiedere un bicchiere d’acqua. Proprio da queste capacità la famiglia ha cercato di partire per rafforzare anche il resto.

Nel periodo della scuola dell’infanzia, della primaria e delle medie, Letizia ha frequentato istituti che, nel racconto della madre, si sono dimostrati attenti all’inclusione e rispettosi dei suoi tempi. Un passaggio importante prima dell’ingresso alle superiori.

Gli anni più delicati e la scelta di cambiare strada

La fase successiva, infatti, si è rivelata più complessa. Il primo approccio con un liceo di Udine non aveva offerto, secondo la famiglia, le condizioni adatte per accompagnare davvero Letizia. A pesare sono stati anche giudizi molto scoraggianti sul suo futuro scolastico, fino a mettere in dubbio la possibilità stessa di arrivare al diploma.

La decisione è stata allora quella di spostarsi al liceo delle Scienze umane di San Pietro al Natisone, annesso al Convitto di Cividale. In quel contesto, ricorda Linda, la situazione è cambiata: l’accoglienza e il lavoro degli insegnanti di sostegno, specialmente negli ultimi anni, hanno avuto un ruolo decisivo.

Anche l’ipotesi universitaria, all’inizio, era accompagnata da molte domande. La scelta della famiglia è stata quella di non fermarsi alle previsioni, ma di procedere passo dopo passo, verificando concretamente possibilità e difficoltà.

Dall’Università di Udine alla magistrale

Dopo il diploma, Letizia si è iscritta all’Università di Udine. Ha scelto un percorso umanistico e ha affrontato gli studi anche negli anni segnati dal Covid, imparando a orientarsi in un ambiente nuovo e a rapportarsi con segreterie e servizi di ateneo. Linda esprime inoltre riconoscenza per l’ufficio dedicato agli studenti con disabilità.

La prima laurea è arrivata nei tempi previsti, con il voto di 96. Per la famiglia era già un passaggio di grande rilievo, ma Letizia ha deciso di non fermarsi lì e di continuare con la magistrale in Storia dell’arte, trasformando una passione coltivata fin da bambina in una scelta accademica piena.

Un messaggio che a Udine parla a molte famiglie

Nel biennio magistrale, racconta Linda, il cambiamento più evidente è stato nella gestione autonoma del percorso universitario. Iscrizioni, esami, organizzazione dello studio, contatti con i professori: aspetti che la figlia ha imparato a seguire in prima persona con una sicurezza crescente.

È qui, secondo la madre, che si vede il senso più forte di questa esperienza: non soltanto il risultato finale, ma le competenze costruite nel tempo per amministrare la propria vita. La laurea diventa così il punto di arrivo di un tragitto più ampio, che a Udine assume anche il valore di una testimonianza pubblica sull’importanza di sostegni adeguati e opportunità concrete.

Il desiderio espresso da Linda è che questa storia possa essere utile ad altre famiglie che stanno affrontando passaggi simili, tra incertezze, fatica e speranze. Perché il cammino di Letizia, oltre al merito personale, mostra quanto possa cambiare il futuro quando attorno a una persona si costruisce un contesto capace di credere davvero nelle sue possibilità.

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