Udine, malore in residence: un bimbo di 4 anni guida il padre fino all’aiuto e gli salva la vita
La vicenda raccontata da Alessandro riporta al centro anche il ruolo dell’ospedale di Udine: decisivi i tempi di intervento dopo l’ischemia.
Una sosta a Udine, pensata per spezzare il viaggio di rientro, si è trasformata nel momento più drammatico della vita di un padre e di suo figlio. In una struttura del centro città, Alessandro è stato colpito da un’ischemia cerebrale mentre si trovava da solo con il bambino di 4 anni: a fare la differenza è stata proprio la lucidità del piccolo, che è riuscito a chiedere aiuto.
Il racconto mette in evidenza anche un aspetto che riguarda da vicino il territorio: l’arrivo rapido alle cure e la presa in carico all’ospedale di Udine, che Alessandro indica come passaggio decisivo nel suo recupero.
Il soccorso parte dai gesti di un bambino
Quando ha capito che non riusciva più a parlare e che una parte del corpo non rispondeva, la preoccupazione più grande di Alessandro non è stata per sé, ma per il figlio. I due si trovavano al quarto piano del residence e l’uomo, caduto a terra dopo aver tentato di raggiungere la porta, poteva comunicare soltanto con cenni del capo e movimenti della mano.
Il bambino, inizialmente, aveva scambiato quella situazione per un gioco. Poi ha compreso che il padre stava davvero male. Ha provato a bussare a una stanza vicina, senza ricevere risposta, e successivamente ha seguito le indicazioni del papà verso l’ascensore.
Quel breve tratto, per Alessandro, è diventato una prova durissima. Il piccolo però sapeva già usare i pulsanti e, dopo alcuni tentativi, è riuscito ad aiutarlo a scendere fino al piano terra. Lì è corso nella pasticceria collegata alla struttura e ha chiesto aiuto alla donna che li aveva serviti poco prima a colazione.
La corsa in ospedale e il ruolo di Udine
Da quel momento, il passaggio ai soccorsi è stato rapido. Alessandro ricorda come fondamentale la vicinanza dell’ospedale cittadino e la tempestività con cui è stato preso in carico. In seguito gli sarebbe stato spiegato che arrivare alle cure in tempi contenuti era stato determinante.
In ospedale i medici hanno diagnosticato un’ischemia cerebrale. L’uomo racconta di essere stato trattato con una terapia per sciogliere il trombo e di aver visto, poco alla volta, i primi segnali di miglioramento: prima la parola, poi i movimenti minimi, quindi il recupero più strutturato.
Gli esami hanno inoltre individuato un forame ovale pervio, il FOP, condizione che secondo quanto gli è stato riferito sarebbe stata collegata all’episodio. Alcuni mesi dopo si è sottoposto a un intervento di chiusura con dispositivo.
Da un fine settimana tra musica e montagna all’emergenza
La trasferta era nata per tutt’altro. Alessandro e il figlio avevano passato alcuni giorni tra i laghi di Fusine, con l’idea di vivere insieme anche un concerto di Ben Harper, l’artista preferito del padre. Quella di Udine doveva essere solo una tappa intermedia prima del rientro in Toscana.
Dopo la colazione, tornati in camera per preparare le valigie, Alessandro ha avvertito un forte capogiro. Conosceva già alcuni segnali da non sottovalutare perché, tempo prima, si era informato sui sintomi di un’ischemia. Quando ha provato a verificare le proprie condizioni, si è accorto che non riusciva ad alzare un braccio né a mettere insieme le parole.
Nel tentativo di aprire la porta per permettere al figlio di uscire a cercare qualcuno, ha scoperto che il problema non riguardava solo un arto: la parte destra del corpo era paralizzata. Cadendo, ha battuto la testa contro il muro e si è procurato anche un ematoma vicino all’occhio.
Il recupero dopo il ricovero
I giorni successivi sono stati dedicati alla riabilitazione. Durante il ricovero a Udine, Alessandro ha ricominciato prima a stare seduto, poi ad alzarsi e infine a camminare, lavorando anche sulle scale. Azioni normali, improvvisamente, erano diventate conquiste da ricostruire una alla volta.
Tornato a casa, ha proseguito il percorso con il supporto dei familiari e del fisioterapista, concentrandosi soprattutto sull’equilibrio e sul recupero della forza nella parte colpita. Dopo alcuni mesi è riuscito anche a riprendere l’attività sportiva, pur convivendo ancora con qualche lieve formicolio.
L’emergenza ha lasciato un segno anche nel figlio. Per questo Alessandro ha chiesto un supporto psicologico, con l’obiettivo di accompagnare il bambino nel ritorno alla normalità. La famiglia ha lavorato sulla rassicurazione quotidiana, facendo percepire al piccolo che il padre stava tornando alla sua vita di sempre.
Una storia che diventa testimonianza
Dopo quanto accaduto, Alessandro ha deciso di dare un valore pubblico alla propria esperienza, collaborando con A.L.I.Ce., l’associazione per la lotta all’ictus cerebrale, e guardando con interesse anche a FAST Heroes, progetto che punta a insegnare ai bambini come riconoscere un’emergenza e cercare aiuto.
Il suo racconto, oltre alla forza dimostrata da un bambino di appena 4 anni, richiama un tema molto concreto: conoscere i segnali di un ictus e arrivare in fretta in un centro in grado di intervenire può cambiare l’esito di una vicenda. In questa storia, Udine è stata il luogo dove l’emergenza ha trovato una risposta decisiva.