Udine nel dibattito regionale sugli spazi di culto: stop alla proposta Bullian nella riforma urbanistica
In Consiglio regionale non passa l’emendamento che chiedeva di includere i servizi religiosi tra le dotazioni da considerare nella pianificazione dei Comuni.
Il tema tocca da vicino anche Udine, indicata tra i centri del Friuli Venezia Giulia dove la presenza di comunità diverse rende più delicato il rapporto tra pianificazione urbana e libertà religiosa. In Consiglio regionale, però, la proposta avanzata da Enrico Bullian non ha trovato i numeri necessari per entrare nella riforma sul governo del territorio.
L’emendamento, presentato dal consigliere regionale di Casa civica, puntava a inserire tra le dotazioni urbanistiche della cosiddetta città pubblica anche i servizi legati al culto, con un riferimento alle differenti confessioni presenti nelle varie aree della regione. La maggioranza ha respinto il testo durante l’esame del disegno di legge.
Perché il passaggio riguarda anche Udine
Nel suo intervento politico, Bullian ha richiamato esplicitamente anche il capoluogo friulano, insieme a Trieste e Monfalcone, come esempio di realtà urbane in cui la composizione sociale e religiosa è più articolata. Il ragionamento del consigliere è che proprio nelle città più composite servirebbero criteri più chiari per orientare le scelte dei Comuni.
Per Udine, il nodo non viene posto soltanto in termini teorici. La questione riguarda infatti il modo in cui gli strumenti urbanistici possono o meno tenere conto di esigenze che nascono da una società sempre più plurale, lasciando poi alle amministrazioni locali il compito di tradurre quelle indicazioni in regole concrete.
Che cosa chiedeva l’emendamento
La modifica proposta in Aula voleva precisare che, nella programmazione degli spazi e dei servizi pubblici, dovessero rientrare anche quelli destinati all’esercizio del culto. L’obiettivo dichiarato era offrire un riferimento normativo più definito agli enti locali, evitando interpretazioni troppo vaghe o differenze tra territori simili.
Secondo Bullian, la parte operativa sarebbe stata demandata alle norme tecniche di attuazione, cioè agli strumenti chiamati a stabilire caratteristiche, modalità e collocazione nei diversi contesti urbani. Nella sua impostazione, quindi, la legge regionale avrebbe fissato una cornice generale, mentre ai territori sarebbe rimasta la gestione pratica.
Il voto e la lettura politica
La bocciatura dell’emendamento è stata letta dal consigliere di Casa civica come un segnale politico preciso. Bullian sostiene che la maggioranza di centrodestra continui ad affrontare con prudenza, se non con chiusura, il tema degli spazi destinati alla libertà di culto.
Nella sua valutazione, inserire quel riferimento nella riforma urbanistica avrebbe significato dare ai Comuni strumenti più netti per rispondere alle richieste delle comunità religiose presenti in regione. A suo giudizio, una pianificazione ordinata potrebbe anche ridurre attriti sociali, proprio perché fisserebbe regole uguali per tutti.
Il confronto, almeno per ora, si chiude con un no dell’Aula regionale. Resta però aperta una discussione che riguarda da vicino anche Udine: quella su come accompagnare i cambiamenti delle città con scelte urbanistiche capaci di tenere insieme servizi, diritti e trasformazioni della comunità locale.