Udine perde Vittorio Foramitti, studioso del restauro e docente dell’Ateneo friulano
La scomparsa del professore colpisce l’Università di Udine e il mondo della tutela del patrimonio storico regionale.
Nel mondo universitario udinese e tra chi si occupa di conservazione del patrimonio storico resta un vuoto pesante dopo la morte di Vittorio Foramitti, docente di restauro dell’architettura all’Università di Udine. La sua figura era legata da anni alla formazione di studenti, alla ricerca e a numerosi interventi su edifici di rilievo del Friuli Venezia Giulia.
Foramitti insegnava nel Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale e in precedenza aveva svolto attività anche nel Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura. Nel corso del tempo aveva costruito un profilo riconosciuto tanto sul piano accademico quanto su quello professionale, con un’attenzione costante ai beni storici del territorio.
Il legame con Udine e con l’Università
La notizia della scomparsa ha toccato in modo particolare l’Ateneo friulano e il rettore Angelo Montanari. A Udine Foramitti era considerato non soltanto un docente autorevole, ma anche una presenza apprezzata per disponibilità, serietà e capacità di collaborare nella vita quotidiana dell’università.
Nel dipartimento era infatti stimato per lo spirito di servizio e per il rapporto con studenti e colleghi. Ricopriva anche l’incarico di referente degli spazi dipartimentali e, dal 2024, aveva dato il proprio contributo all’organizzazione di Collega-menti, il festival dell’Università di Udine.
Una vita di studio dedicata al patrimonio architettonico
Udinese, aveva completato gli studi in Architettura a Venezia nel 1990 con una tesi nell’ambito del restauro architettonico. In seguito aveva proseguito il percorso accademico fino al dottorato in conservazione dei beni architettonici, conseguito nel 2002 all’Università di Napoli Federico II.
Già dal 2003 aveva insegnato come docente a contratto tra Università Iuav di Venezia e Università di Udine. Due anni più tardi era diventato ricercatore nell’Ateneo friulano, consolidando un’attività che ha accompagnato per lungo tempo la crescita dei corsi legati all’architettura e ai beni culturali.
Lezioni, laboratori e oltre duecento tesi seguite
Per molti studenti udinesi il suo nome è stato associato ai corsi e ai laboratori di restauro architettonico. Fino al 2020 aveva seguito come relatore più di duecento tesi tra lauree triennali e magistrali, un dato che misura bene il peso avuto nella formazione di intere generazioni di laureati.
Dal 2020 il suo insegnamento si era concentrato sui corsi di conservazione e restauro all’interno dei percorsi in Conservazione dei beni culturali e Storia dell’arte. Anche in questa fase aveva continuato a tenere insieme didattica, ricerca e attenzione concreta al contesto friulano.
Castelli, paesaggio e cantieri in Friuli
Una parte importante del suo lavoro ha riguardato le architetture fortificate e il loro rapporto con il paesaggio. Su questi temi aveva sviluppato studi, pubblicazioni e contributi inseriti anche nel lavoro sul Piano paesaggistico regionale, all’interno del gruppo dell’Ateneo udinese.
Tra gli incarichi più recenti figurava il recupero del Castello di Monte Albano, progetto della Regione Friuli Venezia Giulia nel quale operava come co-direttore operativo dei lavori. Era uno degli interventi che meglio rappresentavano i suoi interessi: tutela, riuso e lettura storica dei luoghi.
Nel corso dell’attività professionale aveva inoltre collaborato al restauro di edifici vincolati come Palazzo Caiselli a Udine, l’ex convento di San Francesco e l’ex convento dei Domenicani a Pordenone, lasciando un’impronta concreta in diversi cantieri significativi della regione.
Ricerca, incarichi scientifici e studi su Aquileia
Foramitti ha dedicato molte ricerche alla teoria e alla pratica del restauro nell’Ottocento, con particolare riguardo al Friuli Venezia Giulia e agli interventi promossi in ambito italiano e austriaco. Nei suoi studi hanno trovato spazio figure come Riegl, Dvorak, Cavalcaselle e Valentinis.
È stato presidente della sezione regionale dell’Istituto italiano dei castelli dal 1996 al 2005 e successivamente presidente del Consiglio scientifico nazionale dal 2014 al 2020. Tra le pubblicazioni figurano contributi sui monumenti del Friuli Venezia Giulia, sul Tempietto longobardo, sulla tutela nel Nord-Est e sulle origini della conservazione in Francia nell’Ottocento.
Ha preso parte anche agli studi su Aquileia e sul suo patrimonio archeologico e museale nel progetto “Aquileia: progetto memoria”. La sua scomparsa lascia un segno profondo a Udine, nell’università e in tutto l’ambito che lavora per custodire la storia architettonica del territorio.