Udine posa nuove pietre d’inciampo per quattro deportati: ecco le loro storie

A Udine posate nuove pietre d’inciampo dedicate a cittadini deportati nei campi nazisti, con il coinvolgimento delle scuole.

29 gennaio 2026 16:57
Udine posa nuove pietre d’inciampo per quattro deportati: ecco le loro storie -
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UDINE - Questa mattina si è svolto a Udine il secondo giorno di posa delle pietre d’inciampo dedicate a cittadini arrestati in città, deportati e imprigionati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti con la complicità del regime fascista. Un’iniziativa di alto valore civile e storico, promossa dal Comune di Udine in collaborazione con ANPI, APO e ANED, che prosegue il percorso di memoria volto a “riportare a casa” uomini strappati alle loro famiglie, ai loro affetti e alla loro quotidianità, restituendo loro nome, dignità e presenza nello spazio pubblico.

A rappresentare l’amministrazione comunale erano presenti, nelle diverse tappe della mattinata, il Vicesindaco Alessandro Venanzi, l’Assessore alla Cultura Federico Pirone, l’Assessora Gea Arcella, l’Assessora Chiara Dazzan e la Presidente del Consiglio comunale Rita Nassimbeni.

Nel corso della mattinata, alla presenza anche di alcuni dei parenti, sono state posate quattro pietre d’inciampo davanti alle ultime abitazioni dei deportati, nei luoghi da cui furono arrestati e allontanati con la forza. In via Planis 14 Udine ha reso omaggio a Beppino Colaoni, in via di Mezzo 45 a Umberto Del Piero, in via Villalta 20 a Giovanni Lodolo e in vicolo della Banca 2 a Giuseppe Maggio, partigiano delle formazioni Osoppo. Le pietre, incastonate nel tessuto urbano quotidiano, restituiscono oggi questi uomini alla loro città, trasformando lo spazio della vita ordinaria in luogo di memoria condivisa e responsabilità civile.

Alle cerimonie ha preso parte anche una significativa rappresentanza di ragazze e ragazzi delle scuole udinesi, coinvolti nel percorso di approfondimento e restituzione delle storie dei deportati. La presenza degli studenti ha accompagnato le tappe della mattinata, rafforzando il valore educativo dell’iniziativa e il passaggio di testimone tra le generazioni nella trasmissione della memoria della deportazione e della Resistenza.

L’iniziativa rientra nel più ampio impegno del Comune di Udine per il Giorno della Memoria e per la promozione di una memoria attiva e consapevole, in collaborazione con le associazioni del territorio e il mondo della scuola, affinché la storia continui a essere presidio democratico contro l’indifferenza e l’oblio.

 Le storie dei deportati ricordati oggi

Beppino Colaoni

Nato a Reana del Rojale nel 1925, si trasferì con la famiglia a Udine in via Planis. Operaio meccanico, dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Resistenza come partigiano combattente della Divisione Osoppo-Friuli, con il nome di battaglia “Claudio”. Arrestato il 1° ottobre 1944 dalla polizia di sicurezza delle SS, fu deportato a Dachau e successivamente nel sottocampo di Meppen-Versen. Morì in deportazione nei primi mesi del 1945. Il suo corpo non fu mai recuperato.

Umberto Del Piero

Ufficiale del Regio Esercito e partigiano della Divisione Osoppo-Friuli, rifiutò di giurare fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana dopo l’8 settembre 1943. Arrestato dai nazisti, fu deportato nel sistema concentrazionario tedesco e internato nel sottocampo di Kamp, collegato a Dachau. Morì in deportazione nel 1945, vittima dello sterminio attraverso il lavoro.

Giovanni Lodolo

Nato a Udine nel 1920, intagliatore del legno, faceva parte di un gruppo antifascista attivo nel quartiere di Borgo Villalta. Arrestato il 24 novembre 1944 dalla Sipo, fu deportato a Flossenbürg e successivamente nel sottocampo di Hersbruck, dove i prigionieri erano impiegati in durissimi lavori forzati. Morì nel marzo 1945; il suo corpo non fu restituito alla famiglia.

Giuseppe Maggio

Ufficiale del Regio Esercito e partigiano della Divisione Osoppo-Friuli, dopo l’armistizio rifiutò di collaborare con il regime fascista repubblicano. Arrestato e deportato, fu internato nel campo di Buchenwald e successivamente nel sottocampo di Ohrdruf, uno dei più duri del sistema concentrazionario nazista. Morì in deportazione nel 1945.

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