Udine porta alla Crui il suo modello sulle cure più vicine alla persona

L’ateneo friulano rilancia a livello nazionale il percorso avviato in città: dalla Carta di Udine all’idea di un Libro Bianco condiviso tra università.

21 maggio 2026 23:32
Udine porta alla Crui il suo modello sulle cure più vicine alla persona -
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Da Udine arriva una proposta che punta a lasciare il segno nel dibattito universitario e sanitario nazionale. Alla Conferenza dei rettori delle università italiane è stato infatti illustrato il percorso sull’umanizzazione delle cure e sul benessere organizzativo sviluppato dall’Università di Udine, oggi indicato come base per un lavoro più ampio tra atenei.

A rappresentare l’esperienza friulana a Roma sono stati il rettore Angelo Montanari e Massimo Robiony, che dell’iniziativa è ideatore e coordinatore. Il progetto, sostenuto dal Ministero della Salute e da Agenas, viene proposto come uno schema di riferimento che unisce didattica, ricerca e organizzazione dei servizi sanitari.

Un percorso nato a Udine e portato al tavolo nazionale

Nel confronto con la Crui, Montanari ha insistito sulla necessità di costruire una collaborazione stabile tra università italiane. L’idea è quella di mettere in rete competenze ed esperienze per dare continuità a un tema che non riguarda solo l’assistenza, ma anche la preparazione dei professionisti e la qualità dei contesti di lavoro nella sanità.

Per Udine si tratta di un passaggio significativo: il progetto presentato a Roma prende forma da un’esperienza già avviata in ateneo e che ha trovato nel territorio friulano uno dei suoi punti di partenza più concreti. Qui, infatti, è nato il primo master italiano di secondo livello interamente dedicato all’umanizzazione delle cure e al benessere organizzativo.

Dalla Carta di Udine a un documento condiviso tra atenei

Uno degli approdi indicati durante l’incontro è l’evoluzione della Carta di Udine in un futuro Libro Bianco delle università italiane su questi temi. L’obiettivo, nelle intenzioni dei promotori, è trasformare un’esperienza maturata localmente in una piattaforma nazionale capace di orientare formazione avanzata e visione culturale del sistema sanitario.

Robiony ha richiamato anche la necessità di sviluppare percorsi interateneo di alta specializzazione, pensati per formare non soltanto operatori sanitari, ma anche figure manageriali chiamate a governare strutture sempre più complesse. Il nodo centrale resta quello di una sanità che sappia tenere insieme innovazione, organizzazione e attenzione alla persona.

Il passaggio di testimone dopo gli Stati generali ospitati in Friuli

Nel corso dell’appuntamento romano c’è stato anche il trasferimento simbolico del testimone da Udine a Ferrara. L’ateneo friulano aveva ospitato nel 2024 la prima edizione degli Stati generali itineranti dedicati all’umanizzazione delle cure e al benessere organizzativo, un momento che aveva segnato la nascita della stessa Carta di Udine.

La prossima tappa sarà a Ferrara, dove l’iniziativa tornerà il 18 e 19 dicembre. A sottolineare il valore della formazione è stato Luigi Grassi, delegato dell’università emiliana, secondo cui educare concretamente alla relazione terapeutica resta decisivo anche in un tempo in cui la tecnologia ha un peso crescente nei percorsi di cura.

Il confronto tra rettori su formazione e innovazione

Nel dibattito si sono inseriti anche altri rettori. Riccardo Zucchi, alla guida dell’Università di Pisa, ha richiamato il rilievo strategico del tema nella formazione medica e nella costruzione delle future classi dirigenti della sanità.

Sergio Cavalieri, rettore dell’Università di Bergamo, ha invece posto l’attenzione sul rapporto tra progresso tecnologico e centralità della persona, ribadendo che gli strumenti innovativi devono accompagnare il percorso di cura senza metterne in secondo piano la dimensione umana.

Per l’Università di Udine, la presentazione alla Crui rappresenta così un riconoscimento importante: un progetto nato in Friuli entra stabilmente nel confronto nazionale e prova ora ad allargarsi, con l’ambizione di costruire una rete accademica capace di incidere sul modo in cui si insegna e si organizza la sanità di domani.

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