Uniud, il triennio che parte da Udine: spazi per gli studenti, laboratori condivisi e sedi da rilanciare

Il nuovo piano 2026-2028 dell’Università di Udine fissa le priorità dell’ateneo: servizi, infrastrutture, ricerca in rete e ruolo delle diverse sedi friulane.

A cura di Web Team Web Team
30 luglio 2026 17:41
Uniud, il triennio che parte da Udine: spazi per gli studenti, laboratori condivisi e sedi da rilanciare -
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Più aule e luoghi di vita universitaria, una rete di ricerca più ampia e un rafforzamento della presenza nelle diverse sedi del Friuli. È la direzione indicata dal Piano strategico 2026-2028 dell’Università di Udine, illustrato il 28 luglio dal rettore Angelo Montanari davanti a una platea di circa 400 persone tra comunità accademica e rappresentanti del territorio.

Per la città, il passaggio più rilevante è che Udine resta il baricentro dell’offerta formativa, dentro un impianto che punta però a tenere insieme il capoluogo e gli altri poli universitari regionali. Il documento dovrà orientare nel prossimo triennio le decisioni dell’ateneo, comprese quelle organizzative ed economiche, attraverso obiettivi presentati come verificabili e misurabili.

L’impostazione scelta dall’università mette insieme identità territoriale e apertura esterna: da un lato il legame con il Friuli, dall’altro il rapporto con reti accademiche, istituzioni e sistema produttivo, in Italia e oltreconfine.

Università di Udine, ecco il piano strategico 2026-2028: più servizi agli studenti e rete

Udine al centro, con più servizi per chi studia

Uno dei capitoli più concreti riguarda la vita quotidiana degli studenti. Il piano prevede nuovi spazi polifunzionali destinati allo studio, alla socialità e al ristoro, insieme a strutture pensate per l’imprenditorialità giovanile e per le attività sportive.

Per Udine questo significa consolidare il ruolo del campus e dei servizi collegati, in una fase in cui il tema dell’attrattività universitaria passa non solo dai corsi di laurea, ma anche dalla qualità degli ambienti, delle opportunità e del supporto offerto a chi frequenta l’ateneo.

Nel quadro più ampio delle politiche regionali, il documento si inserisce anche nel tema del diritto allo studio in Friuli Venezia Giulia, quindi accesso ai percorsi universitari, sostegni e condizioni che possono rendere più sostenibile la permanenza degli iscritti.

Università di Udine, ecco il piano strategico 2026-2028: più servizi agli studenti e rete

Montanari ha spiegato che il piano è stato costruito a partire dall’ascolto della comunità universitaria, del territorio e dei partner dell’ateneo, con l’intenzione di fissare linee guida utili anche in uno scenario in continua evoluzione.

La rete delle sedi e il modello dell’Ateneo del Friuli

Nel documento trova spazio anche il rafforzamento del modello policentrico dell’università. L’idea è che la presenza in più città non sia soltanto una distribuzione geografica di corsi e strutture, ma uno strumento per valorizzare vocazioni diverse all’interno dello stesso sistema accademico.

In questo quadro, Udine mantiene il ruolo centrale. Pordenone viene indicata come polo legato a tecnologie digitali, finanza e ingegneria industriale, in dialogo con una città che guarda già al 2027 come Capitale italiana della cultura. Gorizia prosegue sulla linea internazionale e transfrontaliera, con studi europei e relazioni pubbliche. Gemona del Friuli, invece, viene associata al rapporto tra scienze motorie, ambito medico e sostenibilità, anche attraverso la nuova Scuola laboratoriale di alta formazione in resilienza, Uniud ResilHub.

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Ricerca, cooperazione e investimenti materiali

Un altro asse del triennio riguarda la ricerca e la didattica. L’università indica come obiettivo la costruzione di collaborazioni stabili a livello nazionale, per arrivare a un campus diffuso e a una rete di laboratori condivisi sul modello del Lab Village.

La cooperazione viene considerata un elemento strutturale: il piano richiama l’area Alpe-Adria, la partecipazione all’alleanza europea Across e il progetto EduNext dedicato alla didattica innovativa. Sul versante locale, l’ateneo punta inoltre a rafforzare il lavoro con Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli e gli altri atenei del territorio, con servizi e attività organizzati in piattaforme integrate.

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Tra le infrastrutture ritenute strategiche compaiono il Campus Bio Medico, l’Azienda agraria universitaria e le strutture collegate al lascito Maseri. È la parte più materiale del piano, che affianca agli indirizzi su didattica e ricerca una lista di investimenti considerati decisivi per sostenere la crescita dell’ateneo.

Prima della presentazione del documento sono intervenuti la sociologa Isabella Pierantoni e i protagonisti della tavola rotonda “Sistema universitario e territorio: contesto e sfide”: l’assessore regionale Alessia Rosolen, il presidente del Nucleo di valutazione dell’Università di Udine Mario Minoja e la presidente del Consiglio degli studenti Elizabeth Moretti. Il confronto è stato moderato dal condirettore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini.

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Nel messaggio finale, il rettore ha ribadito che qualità scientifica, respiro internazionale e radicamento friulano devono procedere insieme, così come ricerca di base e applicata. Per l’Università di Udine il triennio 2026-2028 si gioca quindi su una doppia sfida: rafforzare il ruolo del capoluogo e, allo stesso tempo, tenere coesa la rete tra Udine, Pordenone, Gorizia e Gemona con servizi migliori, laboratori comuni e nuove strutture.

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