Villa Manin, il sisma del ’76 diventa racconto d’arte: a Passariano arriva “Rinascite”
Dal 14 novembre 2026 al 21 febbraio 2027 l’Esedra di Levante ospita un percorso tra memoria del Friuli, architettura, fotografia e opere da Leonardo al contemporaneo.
La memoria del terremoto del 1976 torna al centro della scena culturale friulana con una grande esposizione pensata a partire da un nodo che a Udine e nel suo territorio resta ancora vivo: non solo la distruzione, ma ciò che una comunità è stata capace di costruire dopo. A Villa Manin, a Passariano di Codroipo, dal 14 novembre 2026 al 21 febbraio 2027 sarà allestita “RINASCITE. Da Leonardo da Vinci al contemporaneo”.
Il progetto, promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed ERPAC nell’anno del cinquantesimo anniversario del sisma, sceglie infatti di leggere quella ferita storica come un passaggio decisivo dell’identità friulana. Per il pubblico udinese il riferimento è diretto: la mostra mette in dialogo il trauma collettivo con l’idea di ricostruzione civile, culturale e istituzionale che ha segnato il Friuli del dopoterremoto.
L’esposizione è curata da Giovanni C.F. Villa, direttore di Palazzo Madama di Torino per la parte dedicata alle arti, e da Giovanni Damiani per la sezione sull’architettura. L’intento non è limitarsi alla commemorazione, ma sviluppare una riflessione più ampia su come le società affrontano la perdita e riescono a trasformarla in progetto.
Un tema che parla direttamente al Friuli
Il percorso prende le mosse da una domanda che qui, più che altrove, conserva una forza concreta: cosa accade dopo la catastrofe. La mostra ragiona su quel “secondo giorno” richiamato anche da Gianni Rodari, cioè il momento in cui una comunità comprende di non potersi fermare al bilancio dei danni e decide di rimettere in moto il proprio futuro.
In questa chiave il terremoto del Friuli viene letto come un caso storico capace di parlare anche al presente. Entrano in gioco il rapporto con il territorio, la tutela del patrimonio, la tenuta delle relazioni civiche e la capacità di dare una forma condivisa alla ricostruzione. È questa la dimensione che rende il progetto vicino anche alla sensibilità udinese, dove il 1976 non è soltanto una data, ma un passaggio fondativo della memoria collettiva.
Come sarà organizzata la visita all’Esedra
L’allestimento occupa l’Esedra di Levante di Villa Manin e si sviluppa su tre livelli, con un percorso che allarga progressivamente lo sguardo: dall’evento friulano alla rappresentazione della rovina e della rinascita nella cultura occidentale.
Al secondo piano l’ingresso nella mostra avviene attraverso materiali d’archivio video, radiofonici e giornalistici che riportano il visitatore dentro il tempo del sisma. A questo primo nucleo si affiancano quindici tavole affidate a illustratori friulani di generazioni diverse: Dimitri Fogolin, Paolo Francescutto, Giovanna Giuliano, Alice Iuri, Carin Marzaro, Lorenzo Mattotti, Pietro Nicolaucich, Fabio Rodaro, Jozef Sedmak, Davide Toffolo, Elisa Turrin e Pia Valentinis.
Il primo piano è invece dedicato alla risposta del territorio e delle istituzioni. Qui trovano spazio architettura, pianificazione, salvaguardia dei beni culturali e fotografia, con un passaggio centrale su uno dei simboli della ricostruzione, l’anastilosi del Duomo di Venzone. In questa parte compare anche un riferimento importante per Udine, la nascita dell’Università di Udine, letta come uno degli esiti più significativi di quella stagione.
Dai capolavori storici agli artisti contemporanei
Al piano terra la mostra assume un respiro più ampio e mette l’esperienza friulana in relazione con una lunga tradizione figurativa costruita attorno a cinque verbi: ricominciare, riguardare, rivivere, rinascere, ricostruire. Il dialogo coinvolge opere provenienti da istituzioni come Pinacoteca Ambrosiana, Uffizi, Gallerie Nazionali di Palazzo Barberini e Galleria Borghese.
Tra gli elementi più attesi figurano alcuni fogli autografi del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, concessi dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Accanto ai maestri storici compaiono anche artisti contemporanei come Serse Roma, Ludovico Bomben, Maria Elisabetta Novello ed Eva Jospin, con un contributo fotografico di Stefano Graziani.
L’apertura della sezione è affidata a un’installazione di Daniele Puppi, pensata per intervenire sulla percezione dello spazio. Il percorso prosegue poi tra materiali industriali, cenere, grafite, cartone e immagini fotografiche, in un insieme di linguaggi che affrontano i temi della memoria, della natura e della trasformazione.
Cataloghi, orari e informazioni utili
Ad accompagnare l’esposizione saranno pubblicati due cataloghi editi da Quodlibet: uno per la sezione di arte antica curato da Giovanni C.F. Villa, l’altro dedicato ad architettura e fotografia con i contributi di Giovanni Damiani e Andrea Pertoldeo. La mostra si avvale inoltre della collaborazione scientifica di Andrea Comuzzi e dello stesso Pertoldeo.
La visita sarà possibile da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 18. Il lunedì la sede resterà chiusa, così come il 24 e il 25 dicembre 2026. I biglietti potranno essere acquistati online, in mostra e tramite call center; la vendita in sede si interrompe un’ora prima della chiusura. Il prezzo del biglietto intero è di 12 euro, mentre il ridotto costa 8 euro.
Per il Friuli e per l’area udinese l’appuntamento di Villa Manin si annuncia quindi come uno degli eventi culturali più rilevanti della stagione 2026-2027: non una semplice rievocazione del sisma, ma un’occasione per rileggere, attraverso l’arte, il significato pubblico della ricostruzione.