A Tavagnacco il confronto sull’AI parla alle aziende friulane: senza regole umane i numeri possono ingannare

Nel forum dedicato all’intelligenza artificiale, Alex Skerlavaj ha richiamato imprese e professionisti del territorio su fiducia, chatbot e lettura dei dati.

22 ottobre 2026 13:06
A Tavagnacco il confronto sull’AI parla alle aziende friulane: senza regole umane i numeri possono ingannare -
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Per le imprese del territorio che stanno introducendo strumenti di intelligenza artificiale, il punto decisivo non è soltanto la velocità con cui una macchina produce testi, immagini o analisi. Il vero tema, emerso con forza a Tavagnacco, è chi stabilisce i confini, i criteri e le verifiche prima che quei contenuti entrino nei processi aziendali.

Al centro dell’Artificial Intelligence Forum 2026, appuntamento ospitato nell’area udinese, c’è stato anche l’intervento di Alex Skerlavaj, responsabile ricerca e sviluppo e amministratore delegato di Delex Digital. Il suo contributo ha messo a fuoco un aspetto che interessa da vicino aziende, professionisti e mondo della comunicazione: un risultato apparentemente credibile non coincide automaticamente con un risultato corretto.

Da qui una riflessione molto concreta per chi lavora in azienda. Se oggi un sistema generativo è capace di restituire in pochi secondi materiali convincenti, la responsabilità non si sposta meno sulle persone: al contrario, cresce nella fase iniziale, quando si scelgono dati, istruzioni e obiettivi da affidare allo strumento.

Il passaggio chiave: governare gli input, non inseguire solo gli output

Skerlavaj ha richiamato un problema che nel lavoro quotidiano pesa più di quanto sembri. Quando ci si ferma al prodotto finale, distinguere origine e attendibilità diventa sempre più difficile. Per questo, secondo l’analisi proposta al forum, il controllo si è spostato a monte: conta sempre di più la qualità del materiale fornito all’AI e il modo in cui viene formulata la richiesta.

Per le imprese friulane che stanno sperimentando queste tecnologie, il messaggio è netto: non basta adottare una piattaforma, serve inserire l’uso dell’intelligenza artificiale dentro procedure chiare. Un dato sbagliato ma plausibile, se non viene intercettato, rischia infatti di orientare male valutazioni operative, marketing o decisioni commerciali.

Trasparenza e fiducia: il nodo del rapporto con clienti e pubblico

Un altro passaggio affrontato a Tavagnacco riguarda il rapporto di fiducia. Alcuni strumenti segnalano il proprio intervento attraverso watermark o metadati, anche quando si limitano a rivedere o rielaborare testi scritti da persone. Quel segnale, però, non sempre viene compreso o reso evidente allo stesso modo, e questo lascia aperta una questione di trasparenza che per i brand diventa decisiva.

Il tema si vede in modo ancora più diretto nei chatbot, sempre più presenti nell’assistenza e nelle relazioni con la clientela. Quando il primo contatto con un’azienda passa da un sistema automatico, non entra in gioco solo l’efficienza del servizio, ma anche la percezione che l’utente costruisce del marchio. Secondo quanto ricordato durante il forum, dal 2 agosto 2026 l’articolo 50 dell’AI Act impone che chi parla con un chatbot sia informato del fatto che sta interagendo con un sistema di intelligenza artificiale, salvo che ciò sia già evidente.

Il web letto dalle aziende: oltre metà del traffico non arriva da persone

Tra gli spunti più rilevanti per chi si occupa di comunicazione e mercato c’è poi la lettura delle statistiche online. I dati citati da Cloudflare Radar per giugno 2026 indicano che il 57,4% delle richieste ai contenuti web era generato in modo automatico, mentre la quota umana si fermava al 42,6%.

Per chi investe in visibilità digitale, campagne o contenuti, questo significa che visite, clic e interazioni non raccontano sempre un comportamento reale delle persone. Il rischio, anche per le aziende del territorio udinese, è affidarsi a numeri solidi solo in apparenza e costruire valutazioni su basi distorte.

La decisione finale resta alle persone

Nella parte conclusiva del suo intervento, Skerlavaj ha riportato il dibattito su un piano ancora più netto: l’AI può confrontare un contenuto con criteri ricevuti, ma non è lei a decidere quali criteri contano davvero. Quella soglia resta umana, così come resta umana la responsabilità della governance.

È un passaggio che tocca da vicino anche le realtà produttive locali. Stabilire se accettare un rischio, come gestire una relazione con un cliente o dove fissare un limite etico non è un compito da delegare a un software. Dal forum di Tavagnacco esce così un’indicazione precisa per il mondo delle imprese: l’intelligenza artificiale può accelerare il lavoro, ma fiducia, giudizio e responsabilità continuano ad avere un nome e un volto ben riconoscibili.

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