A Udine il friulano cerca spazio nell’IA: traduzioni, voce e dati al centro del confronto
Nel capoluogo il punto su strumenti digitali e lingue minoritarie: Regione, ARLeF e partner a confronto su come portare il friulano nelle tecnologie di nuova generazione.
Il futuro digitale del friulano passa anche da Udine. Nel capoluogo friulano, in occasione della Giornata europea delle lingue, il confronto tra istituzioni e operatori del settore ha rimesso al centro una questione ormai decisiva: fare in modo che la lingua del territorio non resti esclusa dai sistemi di intelligenza artificiale che stanno cambiando traduzione, servizi e comunicazione.
L’indirizzo emerso dall’incontro è chiaro: per entrare davvero nei modelli linguistici servono basi solide, cioè dati, strumenti e progetti capaci di rendere il friulano utilizzabile anche nelle piattaforme digitali più avanzate. Il tema è stato affrontato il 25 settembre 2026 durante l’appuntamento “Strumenti digitali per le lingue minoritarie: esperienze, strategie e nuovi scenari”.
A ospitare il confronto è stata Udine, con un’iniziativa promossa da Agenzia regionale per la lingua friulana (ARLeF) e Beliven, insieme alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e a Insiel. Per la Regione è intervenuto l’assessore ai Sistemi informativi Sebastiano Callari, che ha collegato l’innovazione tecnologica anche alla tutela dell’identità linguistica locale.
Perché i dati fanno la differenza
Il punto di partenza, spiegato durante l’incontro, è che i grandi sistemi linguistici funzionano soprattutto dove trovano quantità molto ampie di contenuti disponibili. Questo significa che le lingue più diffuse partono avvantaggiate, mentre quelle minoritarie rischiano di rimanere ai margini se non vengono alimentate con materiali adeguati.
Da qui la scelta regionale di lavorare sul patrimonio linguistico friulano per renderlo compatibile con l’evoluzione dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è evitare che il friulano venga tagliato fuori proprio nella fase in cui assistenti vocali, traduttori automatici e strumenti di scrittura stanno diventando sempre più presenti anche nella vita quotidiana e nei servizi pubblici.
I prototipi presentati a Udine
Nel corso della giornata sono stati illustrati esempi concreti già orientati a questo traguardo. Tra i progetti mostrati ci sono sistemi di traduzione automatica dall’italiano al friulano e nel senso opposto, oltre a tecnologie vocali e a una piattaforma pensata per leggere e organizzare i dati collegati all’insegnamento della lingua.
Per Udine il tema ha un rilievo particolare, perché lega innovazione e identità in un territorio dove la presenza del friulano non è solo culturale, ma parte del tessuto sociale. Portare questa lingua dentro gli strumenti digitali significa infatti renderla più accessibile anche nei contesti contemporanei, dalla scuola ai servizi fino alla comunicazione online.
Il confronto con Alto Adige e Grigioni
L’appuntamento udinese ha messo attorno allo stesso tavolo anche esperienze arrivate da Alto Adige e Cantone dei Grigioni, territori che da tempo si misurano con il rapporto tra tecnologie e pluralità linguistica. Il confronto ha offerto quindi una lettura più ampia, utile a capire quali strategie possano funzionare quando si lavora su idiomi meno rappresentati nei grandi ecosistemi digitali.
Nel suo intervento, Callari ha richiamato anche il profilo innovativo del Friuli Venezia Giulia, ricordando il riconoscimento di Strong Innovator attribuito dalla Commissione europea nel Regional Innovation Scoreboard. Un passaggio usato per sottolineare come la modernizzazione non riguardi soltanto reti e servizi, ma anche la capacità di dare cittadinanza digitale alle lingue del territorio.
Il messaggio finale emerso da Udine è che l’autonomia di una comunità si misura pure nella possibilità di trasmettere la propria lingua dentro i nuovi strumenti. In questo quadro, il sostegno regionale ad ARLeF e alle tecnologie linguistiche punta a dare al friulano una presenza concreta anche nell’era dell’intelligenza artificiale, non come elemento simbolico, ma come risorsa viva e utilizzabile.