Al Castello di Udine un viaggio nel Friuli che cambiò dopo il sisma: in mostra immagini, documenti e scienza
Dal 17 luglio al 18 ottobre 2026 il Castello ospita “Terremoti e Trasformazioni”, progetto espositivo che rilegge il 1976 attraverso 250 materiali tra foto e ricerca.
Non una semplice ricorrenza, ma un’occasione per rileggere Udine e il Friuli a partire dalla frattura del 1976. Al Castello arriva “Terremoti e Trasformazioni. Fotografia e scienza sul crinale del 1976 in Friuli”, un’esposizione che mette insieme memoria pubblica, immagini d’archivio e strumenti di osservazione scientifica per raccontare che cosa abbia lasciato il terremoto nel territorio e nello sguardo collettivo.
L’appuntamento sarà aperto al pubblico dal 17 luglio al 18 ottobre 2026 negli spazi del Salone del Parlamento e in alcune sale della Galleria d’Arte Antica. Per Udine è una delle iniziative più significative del programma legato ai cinquant’anni dal sisma, con un impianto che evita la sola dimensione commemorativa e prova invece a mostrare come il Friuli si sia trasformato nel tempo.
Quando visitarla e chi firma il progetto
La mostra si potrà visitare dal martedì alla domenica, tra le 10 e le 18, con ingresso consentito fino alle 17.30. La sede scelta è il Castello di Udine, luogo simbolico per una lettura che tiene insieme storia cittadina e vicende del territorio friulano.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra i Civici Musei del Comune di Udine e il CRAF, con la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale e della Cineteca del Friuli. Alla presentazione sono intervenuti l’assessore alla Cultura Federico Pirone, i curatori Silvia Bianco, Antonio Giusa e Andrea Pertoldeo, oltre a Olivo Barbieri, Marina Caneve e Davide Degano, tre dei quattro autori contemporanei coinvolti.
Un percorso tra 250 immagini e materiali rari
Il cuore dell’allestimento è composto da circa 250 fotografie, alle quali si affiancano incisioni, carte d’epoca e supporti legati alla ricerca scientifica. Una costruzione ampia, che intreccia documenti conservati nelle raccolte civiche con nuovi lavori commissionati per l’occasione.
Tra i materiali più rilevanti compaiono la registrazione del sismografo installato nella Grotta Gigante, unico apparato di rilevazione in funzione il 5 maggio 1976, una fotografia del 1928 scattata a Verzegnis dopo il terremoto del Tolmezzino, immagini legate a Lubiana e diversi nuclei visivi che restituiscono la ferita lasciata dall’Orcolat nelle comunità friulane.
Accanto a questo, il pubblico troverà anche fotografie storiche di Udine e del Friuli, una stazione di rilevamento predisposta dall’OGS e alcuni disegni seicenteschi del Castello mostrati per la prima volta. Il percorso valorizza inoltre il patrimonio dei Civici Musei e della Biblioteca Civica “V. Joppi”, mettendo in relazione materiali lontani per epoca e linguaggio, dalle prime esperienze fotografiche di Augusto Agricola alle vedute di Giuseppe Malignani.
Tre tempi di lettura per capire come è cambiato il Friuli
L’esposizione è costruita seguendo tre direttrici: quella culturale, quella paesaggistica e quella sismologica. Il visitatore attraversa così un arco temporale che parte dalla seconda metà dell’Ottocento e arriva fino a oggi, con alcuni rimandi ancora più indietro nel tempo.
La scelta curatoriale punta a far dialogare archivi, documenti e ricerca con lo sguardo di autori contemporanei che non hanno vissuto direttamente il sisma del 1976. Il risultato è un racconto composito, in cui la fotografia non serve solo a ricordare, ma anche a interrogare le trasformazioni del paesaggio, delle città e delle comunità.
Secondo quanto spiegato dall’assessore Federico Pirone, l’intenzione è stata quella di affrontare l’eredità del terremoto senza indulgere nella nostalgia. Il punto, in questa lettura, è mostrare come la realtà friulana di oggi sia nata anche da quella rottura storica, pur essendo profondamente diversa da allora.
La parte scientifica e il ruolo di Udine nel monitoraggio
Uno dei tratti più interessanti della mostra è il dialogo con la sismologia. Sono previste due postazioni di approfondimento: una dedicata al Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS, che coordina proprio da Udine una rete di 43 stazioni per il monitoraggio sismico, e una riservata a CFTIvisual dell’INGV, l’atlante delle fonti visive dei terremoti italiani.
Questa sezione amplia il senso dell’intero progetto: il sisma non viene raccontato soltanto attraverso il ricordo o le immagini del trauma, ma anche tramite gli strumenti che oggi permettono di osservare, misurare e comprendere i fenomeni sismici e il loro rapporto con il territorio.
Le realtà coinvolte nel cinquantenario
“Terremoti e Trasformazioni” rientra nel calendario di iniziative promosse dalla Regione Friuli Venezia Giulia per il cinquantesimo anniversario del terremoto del 1976. Alla realizzazione contribuiscono Fondazione Friuli e BCC Banca di Udine, con il patrocinio dell’Associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione del Friuli, della Camera di Commercio Pordenone-Udine, di Confindustria Udine, di Ente Friuli nel Mondo e dell’Università degli Studi di Udine.
Per la città è un appuntamento che unisce memoria, patrimonio museale e ricerca, riportando al centro una pagina decisiva della storia friulana con uno sguardo capace di parlare anche al presente. Chi visiterà il Castello nei prossimi mesi troverà non solo il racconto di ciò che accadde, ma anche una riflessione su come quel passaggio continui ancora oggi a definire identità e paesaggio.