Campi friulani a prova di sete: a Udine cambia la mappa delle colture e cresce la corsa all’irrigazione

Nel confronto di Moimacco emerge un’estate 2026 segnata da piogge scarse, costi più pesanti per le aziende e investimenti sempre più urgenti.

17 luglio 2026 17:06
Campi friulani a prova di sete: a Udine cambia la mappa delle colture e cresce la corsa all’irrigazione -
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Nelle campagne dell’Udinese il problema non è più soltanto quanta acqua manca, ma quanto costa continuare a produrre quando le piogge non arrivano. Il tema è tornato con forza al centro del dibattito agricolo durante l’assemblea annuale di Confagricoltura Udine, ospitata a Moimacco, dove imprese e tecnici hanno tracciato un bilancio dell’estate 2026.

Dal confronto è emerso un quadro che incide già sulle scelte quotidiane delle aziende. L’irrigazione è diventata sempre più frequente, ma richiede spese, organizzazione e impianti adeguati. In questo scenario, come ha evidenziato il presidente di Confagricoltura Udine Philip Thurn Valsassina, molte imprese stanno riducendo la superficie destinata al mais per orientarsi verso colture meno dipendenti dall’acqua.

Le aziende cambiano strategia

Per il territorio udinese non si tratta di un ragionamento teorico. Le semine e la programmazione delle campagne agricole stanno già risentendo di stagioni sempre più sbilanciate, con precipitazioni insufficienti nei mesi decisivi per lo sviluppo delle colture. La conseguenza è una revisione delle produzioni, con l’obiettivo di limitare i rischi legati alla scarsità idrica.

Accanto alla scelta delle colture, pesa anche la sostenibilità economica del lavoro in campo. Portare acqua dove serve è diventato un passaggio indispensabile, ma per molte aziende rappresenta un onere crescente, destinato a incidere sui margini e sulla competitività del comparto.

Il dato climatico e la pressione sulla risorsa

Nel corso dell’incontro è stato ricordato un dato di fondo: in Italia la disponibilità di acqua si è ridotta del 20% nell’arco di un secolo. Allo stesso tempo il consumo resta elevato e il settore agricolo continua ad assorbire una quota molto rilevante della risorsa utilizzata complessivamente.

Secondo Michele Morgante, direttore dell’Iga dell’Università di Udine, il cambiamento climatico impone di lavorare su più fronti. Non bastano le infrastrutture irrigue: servono anche ricerca, genetica applicata e strumenti tecnologici capaci di rendere le coltivazioni più resistenti agli stress idrici. Tra i temi richiamati ci sono le Tea e le applicazioni più avanzate della genetica di precisione.

La ricerca, è stato spiegato, si sta concentrando proprio sulla capacità delle piante di sopportare meglio periodi di siccità. Le soluzioni immediatamente disponibili per gli agricoltori restano però ancora limitate, ed è per questo che viene indicata la necessità di rafforzare gli investimenti, anche con il supporto dell’Intelligenza Artificiale.

Il quadro dell’irrigazione in Friuli Venezia Giulia

Un altro passaggio centrale ha riguardato la gestione della rete idrica regionale. Stefano Bongiovanni, direttore dell’Area tecnica del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, ha ricordato che il sistema interessa quasi 34mila ettari di terreni irrigui e si sviluppa attraverso 900 chilometri di condotte in pressione.

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Le previsioni richiamate durante l’incontro indicano per il Friuli Venezia Giulia, entro il 2050, un aumento del fabbisogno idrico di 100 millimetri. Intanto il 2026 ha già confermato una tendenza ben nota agli agricoltori del territorio: piogge ridotte in primavera, acqua abbondante nei periodi in cui serve meno e carenza proprio nei mesi più delicati per le colture.

Per affrontare questo scenario, il Consorzio ha avviato dal 2022 un piano di trasformazione dei sistemi irrigui. Oggi il 62% delle superfici servite riceve acqua in pressione e cresce l’impiego di tecniche di irrigazione di precisione. Il programma comprende anche interventi per l’efficienza idrica, la realizzazione di invasi e la riduzione dei consumi, anche se di recente è stato comunque approvato un Piano di gestione della siccità emergenziale.

Tecnologie e sostegni per le imprese

Nel confronto di Moimacco si è parlato anche di strumenti pratici per le aziende agricole. Pietro Maria Banfi e Matteo Frandoli, tecnici di Perleuve srl, hanno illustrato servizi di consulenza finalizzati a usare l’acqua in modo più preciso, attraverso dispositivi moderni e soluzioni tecnologiche applicate direttamente alla gestione aziendale.

A chiudere il quadro è stato Roberto Costantini, direttore del Servizio competitività sistema agroalimentare Fvg della Direzione agricoltura, che ha richiamato le misure regionali attivabili per sostenere gli investimenti legati all’irrigazione. Per l’agricoltura dell’Udinese il punto emerso è netto: con estati sempre più secche, la tenuta delle produzioni passa da scelte colturali diverse, infrastrutture più efficienti e innovazione realmente accessibile alle imprese.

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