Casa e affitti, da Udine il richiamo sul ddl regionale: «Più spazio a Comuni, Ambiti e rete sociale»
In Commissione il confronto sulla riforma dell’abitare. Patto per l’Autonomia chiede correttivi per rendere applicabili le misure anche nei territori udinesi e della Carnia.
Il tema dell’abitare torna al centro del confronto regionale con un passaggio che riguarda da vicino anche il territorio udinese, dove il problema degli alloggi accessibili si intreccia con spopolamento, fragilità sociali e immobili che restano inutilizzati. Nella discussione sul disegno di legge 80, Patto per l’Autonomia - Civica Fvg chiede di rivedere alcuni punti della riforma per evitare che il nuovo impianto resti poco incisivo nella pratica.
A intervenire sono la consigliera regionale Giulia Massolino e il capogruppo Massimo Moretuzzo, che in IV Commissione hanno posto l’attenzione soprattutto sulla tenuta operativa del sistema pensato dalla Regione. Il nodo, nella loro lettura, non è soltanto l’impostazione generale del testo, ma la possibilità concreta di far funzionare gli strumenti previsti nei diversi contesti locali.
Per la provincia di Udine il tema ha un peso particolare. Dalle aree montane ai centri maggiori, la difficoltà nel trovare una casa in affitto a prezzi sostenibili convive infatti con un patrimonio abitativo che in parte rimane sfitto o in condizioni non adeguate. Un equilibrio fragile che, secondo i consiglieri, incide anche sulla capacità del territorio di trattenere residenti e attrarne di nuovi.
Il punto critico: come rendere davvero attuabile la riforma
Il ddl sulle politiche abitative regionali è ora all’esame della IV Commissione consiliare. Massolino e Moretuzzo riconoscono che il testo riprende diversi aspetti già presenti nella legge regionale 1 del 2016, ma ritengono che servano aggiustamenti su alcuni passaggi decisivi.
Tra questi c’è la questione dei tavoli territoriali, previsti come strumenti di coordinamento con Ater in prima linea e con il coinvolgimento dei Comuni. Secondo i due esponenti di Patto per l’Autonomia, proprio qui emerge una criticità: allo stato attuale, né le Ater né le amministrazioni comunali avrebbero risorse e struttura sufficienti per sostenere in modo pienamente propositivo questo lavoro organizzativo.
Da questa osservazione nasce la richiesta di un testo più aderente alle capacità reali degli enti chiamati a metterlo in pratica. L’obiettivo, nella loro impostazione, è evitare una riforma formalmente ordinata ma debole quando si passa dalla norma agli interventi concreti.
Il peso della questione abitativa tra Udine e montagna
Nel ragionamento portato in Commissione, la casa non viene letta come un tema isolato. Per Massolino e Moretuzzo si tratta invece di uno dei fattori che incidono sulla tenuta complessiva del Friuli Venezia Giulia, insieme al lavoro e ai servizi. Quando trovare un alloggio diventa difficile, sostengono, aumentano i motivi che spingono a lasciare il territorio o a non sceglierlo.
Il riferimento più esplicito riguarda anche la Carnia, indicata come una delle aree in cui la contraddizione appare più evidente: abitazioni non utilizzate da una parte, domanda di case accessibili dall’altra. Un tema che per l’area udinese assume un valore strategico, perché tocca direttamente la possibilità di mantenere vive comunità già messe alla prova dai cambiamenti demografici.
La proposta: coinvolgere di più Ambiti e Terzo settore
Per i due consiglieri regionali, una risposta più solida può arrivare da un coinvolgimento strutturato degli Ambiti territoriali e del Terzo settore, comprese cooperative e associazioni. La loro posizione è che questi soggetti abbiano una conoscenza più ravvicinata dei bisogni abitativi e possano contribuire a costruire soluzioni più flessibili.
In questa prospettiva entrano in gioco anche modelli di coprogettazione e housing sociale, considerati utili per affiancare gli strumenti pubblici tradizionali con reti capaci di intervenire in modo più vicino alle persone. La richiesta politica, quindi, non mette in discussione la necessità di aggiornare le politiche della casa, ma punta a rafforzarne la parte applicativa.
Il confronto sul ddl 80 proseguirà nelle prossime fasi dell’esame consiliare. Il punto sollevato da Patto per l’Autonomia è chiaro: per affrontare davvero l’emergenza abitativa non basta riscrivere le regole, serve un sistema che tenga conto delle forze disponibili nei territori, compreso quello udinese, dove la questione casa è sempre più legata al futuro delle comunità locali.