Cigno morto lungo lo Stella, il caso di Precenicco arriva all’attenzione del PAI Fvg
Dopo l’episodio avvenuto vicino al ristorante “Al Fiume Stella”, il Partito Animalista annuncia un esposto e chiede chiarezza su responsabilità e omissioni.
La morte di un cigno sulle rive del fiume Stella, a Precenicco, continua a far discutere anche in Friuli. Attorno a quanto accaduto domenica 3 maggio vicino al ristorante “Al Fiume Stella” si concentra ora una richiesta precisa: capire in modo puntuale come sia morto l’animale e chi debba risponderne.
A prendere posizione è il Partito Animalista Italiano del Friuli Venezia Giulia, che ha annunciato la presentazione di un esposto alle autorità competenti. La formazione chiede che la vicenda venga ricostruita fino in fondo, anche alla luce delle informazioni circolate nelle ultime ore attraverso la stampa locale.
Secondo una segnalazione riportata dal Messaggero Veneto, il cigno sarebbe stato ucciso volontariamente da alcuni clienti del locale. Nella stessa ricostruzione si afferma che queste persone sarebbero state identificabili dal personale del ristorante. Un passaggio che, se confermato, aggiungerebbe ulteriori profili da chiarire.
La richiesta: accertare ogni passaggio della vicenda
Per il PAI Fvg non si tratterebbe di un episodio da liquidare come una bravata. Il punto sollevato dall’associazione politica riguarda sia il gesto in sé, sia ciò che sarebbe avvenuto subito dopo: chi era presente ha segnalato l’accaduto? Sono state fornite tutte le informazioni utili? È stata formalizzata una denuncia?
La portavoce regionale Irene Giurovich ha espresso una condanna netta, parlando di un fatto gravissimo nei confronti di un animale selvatico protetto. Nelle sue dichiarazioni richiama anche il dovere, morale e giuridico, di non restare inerti davanti a una violenza evitabile.
Nel mirino del Partito Animalista c’è dunque l’intera catena degli eventi: non solo l’eventuale responsabilità di chi avrebbe colpito il cigno, ma pure eventuali ritardi o omissioni nelle comunicazioni successive. Da qui la volontà di affidare agli accertamenti ufficiali ogni verifica.
Perché il caso è considerato particolarmente serio
Il cigno rientra tra le specie tutelate e questo rende il fatto ancora più rilevante sotto il profilo della protezione della fauna. In un’area naturalistica frequentata da residenti e visitatori, un episodio del genere assume anche un peso simbolico per il territorio, che vive del rapporto con fiumi, lagune e ambienti di pregio.
Il PAI insiste su questo aspetto: colpire un animale selvatico in un contesto aperto e frequentato non sarebbe soltanto un atto crudele, ma un segnale che la comunità non può sottovalutare. Nelle dichiarazioni della portavoce compare anche il richiamo al legame, studiato in criminologia e psicologia clinica, tra maltrattamenti sugli animali e altre forme di aggressività.
In attesa degli sviluppi, un passaggio importante sarà l’autopsia veterinaria, che potrà fornire elementi utili a chiarire le cause della morte e a verificare l’ipotesi dell’uccisione deliberata emersa nelle segnalazioni.
La proposta sulle telecamere nelle aree vicine alla fauna
Dalla vicenda di Precenicco il Partito Animalista allarga poi il ragionamento a una proposta operativa: installare sistemi di videosorveglianza in locali, agriturismi e strutture che si trovano vicino a corsi d’acqua, zone naturalistiche e spazi abitualmente frequentati da animali selvatici.
Secondo il PAI Fvg, la presenza di telecamere potrebbe avere un doppio effetto: scoraggiare comportamenti violenti e, in caso di episodi simili, offrire riscontri utili per individuare i responsabili. La richiesta è rivolta alle istituzioni regionali, chiamate a valutare misure più rigorose nelle aree a maggiore valore ambientale.
La vicenda resta quindi aperta e attende risposte dagli accertamenti in corso. Intanto, dal caso del cigno ucciso a Precenicco arriva un nuovo appello a segnalare subito ogni maltrattamento e a non considerare marginali fatti che toccano la tutela degli animali e degli equilibri naturali del territorio.