Crematorio di Beivars, Avs torna sul progetto: «Decisione nata con il centrodestra»
Dalla commissione con i residenti alla ricostruzione dell’iter avviato nel 2019: Pellegrino e Di Lenardo ribadiscono la loro opposizione all’impianto.
Il confronto con i residenti di Beivars riporta al centro del dibattito udinese il progetto del nuovo crematorio. A intervenire, dopo la commissione dedicata al tema, sono la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Serena Pellegrino e il capogruppo Avs in Consiglio comunale Andrea Di Lenardo, che rivendicano una linea di contrarietà mantenuta fin dall’avvio della pratica.
Nella loro ricostruzione politica, l’incontro è servito soprattutto ad ascoltare le osservazioni di chi vive nel quartiere interessato dall’opera. Da qui la scelta di tornare sui passaggi amministrativi che hanno portato il progetto fino alla fase attuale, sottolineando le responsabilità delle amministrazioni che lo hanno sostenuto.
Il punto politico dopo la commissione
Pellegrino sostiene che la posizione di Avs non sia cambiata nel tempo: il no al nuovo forno crematorio, afferma, risale alla decisione assunta nel 2019 dal centrodestra comunale e regionale. Un’impostazione diversa, secondo la consigliera, rispetto a quella della precedente amministrazione guidata da Furio Honsell, che aveva scelto di intervenire sull’impianto già esistente attraverso una ristrutturazione.
Nel passaggio successivo, la consigliera individua una svolta nell’autunno del 2019, quando la giunta comunale allora guidata da Pietro Fontanini approvò la realizzazione del nuovo impianto con una delibera proposta dall’allora vicesindaco Loris Michelini. A quel provvedimento seguì poi il voto del Consiglio comunale, con il centrosinistra schierato contro.
I passaggi amministrativi ricordati da Pellegrino
Nella nota viene ripercorsa anche la fase tecnica e giudiziaria. A luglio 2021 arrivò lo stop in autotutela al bando di gara, ma il percorso non si fermò: nel febbraio 2022 il Tar diede ragione al Comune e, nel marzo 2023, tra gli ultimi atti dell’amministrazione Fontanini, fu adottata la determina di aggiudicazione, indicata come non impugnabile.
È su questo punto che Pellegrino insiste maggiormente per spiegare perché, a suo dire, dopo l’elezione del sindaco Alberto Felice De Toni nell’aprile 2023, i margini per interrompere l’operazione fossero ormai molto ridotti. Durante la campagna elettorale, aggiunge, al comitato contrario al crematorio sarebbe stato detto con chiarezza che non c’erano spazi per promesse facili.
Il ruolo della Regione e il tema delle cremazioni da fuori territorio
Nella presa di posizione di Avs entra anche la Regione Friuli Venezia Giulia. Pellegrino richiama infatti l’Autorizzazione unica ambientale rilasciata negli anni della giunta Fontanini, ritenendola un passaggio decisivo nel percorso che ha consentito di approvare la realizzazione dell’impianto.
Secondo la consigliera, oggi il quadro sarebbe in parte cambiato anche per ragioni esterne al solo contesto udinese. Tra gli elementi citati ci sono l’attivazione di un impianto a Gorizia, che si affianca a quello già presente a Trieste, e l’entrata in vigore della legge 182/2025, indicata come uno strumento capace di scoraggiare il cosiddetto turismo delle cremazioni da altre regioni.
Per Avs, quindi, vengono meno alcune delle motivazioni che negli anni erano state richiamate per sostenere la necessità del nuovo impianto. Nella conclusione della nota, Pellegrino e Di Lenardo ribadiscono che le preoccupazioni espresse dai cittadini di Beivars chiamano in causa chi, a livello comunale e regionale, ha scelto di portare avanti il progetto.
La vicenda resta così uno dei dossier più sensibili per Udine, perché intreccia pianificazione urbana, scelte amministrative e rapporto con i quartieri. Ed è proprio da Beivars, dopo l’ultima commissione, che il confronto politico torna ad accendersi.