Da Tolmezzo a Torino, la memoria di Giulio Cargnelutti torna al Salone del Libro

Nello spazio del Friuli Venezia Giulia al Salone di Torino, Raffaella Cargnelutti presenta la nuova edizione di un libro nato da una storia familiare e civile.

17 maggio 2026 09:05
Da Tolmezzo a Torino, la memoria di Giulio Cargnelutti torna al Salone del Libro -
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Una vicenda nata in Carnia e capace di parlare ben oltre i confini del Friuli approda di nuovo al Salone Internazionale del Libro di Torino. Domenica 17 maggio, alle 12, Raffaella Cargnelutti sarà ospite nello spazio della Regione Friuli Venezia Giulia, al Padiglione Oval V152, per presentare la nuova edizione di “Alla gentilezza di chi la raccoglie”.

Per Prima Udine è una presenza che richiama da vicino il patrimonio di memoria del territorio: l’autrice, originaria di Tolmezzo, riporta all’attenzione del pubblico nazionale una pagina legata alla deportazione e alla resistenza morale di tante famiglie friulane.

Il volume torna in una veste rinnovata a undici anni dalla prima uscita. Al centro c’è una storia vera, costruita a partire da documenti custoditi nel tempo e da un’eredità familiare che si intreccia con la storia del Novecento.

Una lettera dal convoglio e un gesto di coraggio collettivo

Tutto prende forma da un momento preciso: il 31 luglio 1944. Poco prima di essere deportato verso Buchenwald, Giulio Cargnelutti, carnico di 32 anni, scrive alla moglie Eugenia poche righe affidate alla speranza che qualcuno le faccia arrivare a destinazione.

Su quella busta compare la frase che dà il titolo al libro, “Alla gentilezza di chi la raccoglie”. Non solo parole, ma una richiesta silenziosa rivolta a chi, lungo il percorso, avrebbe potuto fermarsi, raccogliere il messaggio e consegnarlo ai familiari. In Carnia furono soprattutto donne a compiere questo gesto, assumendosi un rischio personale pur di non lasciare sole le famiglie dei deportati.

È da quel filo fragile ma tenace di corrispondenza che nasce il lavoro di Raffaella Cargnelutti, capace di trasformare una memoria privata in un racconto che riguarda un’intera comunità.

I disegni nel lager e la forza dell'arte

Accanto alle lettere, un altro nucleo decisivo del libro è rappresentato dal taccuino di disegni realizzato da Giulio durante la prigionia. Si tratta di schizzi eseguiti con mezzi di fortuna, su carta recuperata nel campo, oggi considerati una testimonianza rara per immediatezza e valore umano.

Dopo nove mesi, Giulio Cargnelutti riuscì a tornare da Buchenwald. La sua vita proseguì nel segno dell’arte e della scultura, come se proprio la creatività fosse rimasta il luogo in cui proteggere la dignità personale anche dopo l’esperienza del lager.

Nel libro, questo materiale non viene trattato come semplice archivio familiare. Diventa invece la prova di una resistenza interiore che attraversa il dolore, la fede, la perdita e il bisogno di lasciare traccia.

Un'autrice friulana già presente al Salone

Per l’autrice carnica si tratta di un ritorno a Torino dopo la partecipazione dello scorso anno con “L’altra guerra”, pubblicato da Mursia. La sua presenza conferma un percorso di scrittura che ha nella memoria storica uno dei suoi punti più riconoscibili.

Nel caso di “Alla gentilezza di chi la raccoglie”, però, il legame con il territorio udinese e con la montagna friulana appare ancora più netto: non soltanto perché la vicenda nasce in Carnia, ma perché richiama una rete di solidarietà minuta, quotidiana, spesso rimasta ai margini dei grandi racconti pubblici.

L’appuntamento torinese assume così anche il valore di una vetrina nazionale per una storia che appartiene al nostro territorio. Non un semplice recupero del passato, ma una testimonianza che continua a interrogare il presente e a restituire voce a chi, in mezzo alla guerra, cercò di salvare almeno un frammento di umanità.

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