Dall’Università di Udine un premio nazionale per la ricerca che trasforma i noccioli di oliva

Riconoscimento Federalimentare a Francesca Trevisiol, ricercatrice formata all’ateneo friulano: al centro dello studio il recupero dei noccioli per nuovi ingredienti.

23 ottobre 2026 12:13
Dall’Università di Udine un premio nazionale per la ricerca che trasforma i noccioli di oliva -
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Un riconoscimento nazionale porta ancora una volta il nome dell’Università di Udine tra le esperienze di ricerca più apprezzate nel settore agroalimentare. A ottenerlo è stata Francesca Trevisiol, dottora di ricerca dell’ateneo friulano, premiata da Federalimentare per uno studio che guarda ai noccioli di oliva come risorsa da recuperare e reimpiegare in campo alimentare.

Il lavoro premiato si muove lungo una direttrice molto attuale anche per il mondo produttivo: ridurre gli scarti, valorizzare le materie residue e trasformarle in componenti utili ad alto valore aggiunto. In questo caso l’attenzione è rivolta a una parte dell’oliva normalmente considerata secondaria, ma che può diventare punto di partenza per nuovi ingredienti funzionali.

Un risultato che rafforza il profilo dell’ateneo udinese

Per l’Università di Udine si tratta di un risultato che conferma la solidità di un filone di studi legato alle tecnologie alimentari. Con il successo di Trevisiol diventano infatti quattro i giovani ricercatori del gruppo premiati nel tempo nell’ambito dello stesso concorso promosso da Federalimentare.

Nelle edizioni precedenti il riconoscimento era andato a Stella Plazzotta nel 2018, a Marilisa Alongi nel 2019 e a Francesco Ciuffarin nel 2023. Un dato che racconta una continuità scientifica significativa per il gruppo udinese impegnato nell’innovazione applicata al cibo e ai processi produttivi.

La tesi e il tema del recupero degli scarti

La ricerca presentata da Trevisiol porta il titolo “Valorizzazione dei noccioli di oliva in ingredienti alimentari funzionali attraverso processi a intensità e grado di frazionamento crescenti”. Il progetto studia come trattare e trasformare i noccioli per ricavarne componenti utilizzabili nel comparto alimentare.

Il premio “What for”, arrivato alla decima edizione, seleziona tesi di dottorato capaci di coniugare innovazione scientifica e possibili ricadute concrete per l’industria alimentare. È proprio questo uno degli elementi che ha dato peso al lavoro sviluppato all’interno dell’ateneo friulano.

La tesi è stata seguita da Sonia Calligaris, con il contributo di Nadia Innocente e Clara Comuzzi nel co-tutoraggio. L’attività si inserisce nel Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali, uno dei poli su cui Udine costruisce la propria presenza nel campo della ricerca applicata.

Il percorso accademico costruito a Udine

Pur essendo originaria di Cortina d’Ampezzo, Francesca Trevisiol ha legato la propria formazione universitaria a Udine. Qui ha completato la laurea triennale e quella magistrale in Scienze e tecnologie alimentari, per poi proseguire con il dottorato in Scienze degli alimenti.

Il premio assume quindi anche un valore territoriale per la città e per l’ateneo, perché segnala la capacità dell’università udinese di accompagnare un’intera traiettoria di studio fino a risultati riconosciuti a livello nazionale.

Il progetto internazionale dietro la ricerca

Lo studio premiato è stato sviluppato nel quadro di Valostones, progetto finanziato dall’Unione europea e dedicato al recupero dei noccioli di oliva come fonte innovativa di ingredienti. Il tema centrale è quello dell’economia circolare, con un approccio che punta a dare nuova funzione a materiali spesso esclusi dalle filiere di maggior valore.

Il partenariato è coordinato dall’Università di Gabes, in Tunisia. Insieme all’Università di Udine partecipano anche gli atenei di Marmara in Turchia, Montpellier in Francia e Mohammed V in Marocco, oltre a un’azienda maltese e a una tunisina.

Per l’unità udinese lavorano Sonia Calligaris come coordinatrice, insieme a Monica Anese, Nadia Innocente, Lara Manzocco e Maria Cristina Nicoli. Il premio assegnato a Trevisiol si inserisce quindi in un contesto di collaborazione internazionale, ma conferma anche il ruolo attivo che Udine continua a esprimere nella ricerca sulla sostenibilità alimentare.

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