6 maggio 1976, il Friuli si raccoglie a 50 anni dal sisma: a Gemona arrivano Mattarella e Meloni

Giornata di memoria tra cerimonie, Consiglio regionale straordinario e il ricordo delle vittime. In serata il ritorno simbolico all’ora della scossa.

06 maggio 2026 11:26
6 maggio 1976, il Friuli si raccoglie a 50 anni dal sisma: a Gemona arrivano Mattarella e Meloni -
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Udine e tutto il Friuli vivono oggi una delle date più dense del loro calendario civile. A mezzo secolo dal terremoto del 6 maggio 1976, il ricordo torna nel luogo simbolo della tragedia e della rinascita, Gemona del Friuli, dove sono attesi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Per il territorio udinese non è soltanto una ricorrenza. È il giorno in cui riaffiorano insieme lutto, ricostruzione e identità collettiva, dentro una memoria che riguarda i paesi colpiti ma anche l’intera provincia, segnata allora da crolli, sfollamenti e da una lunga stagione di paura.

Il passaggio istituzionale più atteso è fissato per il pomeriggio, alle 17, al Cinema Teatro Sociale di Gemona, dove il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia si riunirà in seduta straordinaria. La presenza delle più alte cariche dello Stato dà alla commemorazione un rilievo che supera i confini regionali e riporta al centro una vicenda che ha inciso profondamente nella storia italiana dell’emergenza e della ricostruzione.

Gemona al centro della giornata commemorativa

Il programma predisposto per oggi accompagna la città in un percorso che unisce momenti civili, religiosi e istituzionali. In mattinata sono previste le deposizioni di corone nei luoghi dedicati agli Alpini morti durante il sisma e alle vittime ricordate insieme all’opera dei Vigili del fuoco.

Alle 10.30, alla caserma Goi-Pantanali, è in programma la celebrazione religiosa in memoria dei caduti in armi legati a quella tragedia. Il cuore della giornata resta però l’appuntamento del tardo pomeriggio, riservato agli invitati, con possibilità per la cittadinanza di seguire l’evento dal maxischermo predisposto in piazza del Ferro.

In serata il tono cambierà ancora. Dalle 19.45 il ritrovo è sotto la Loggia Comunale, poi il trasferimento in Duomo, la Messa e infine il corteo verso il cimitero comunale accompagnato dai canti del Coro Glemonensis. È il momento in cui la cerimonia pubblica torna a farsi memoria di comunità.

Il valore nazionale della visita di Mattarella e Meloni

La presenza contemporanea del Capo dello Stato e della presidente del Consiglio conferma quanto il terremoto friulano sia entrato nel patrimonio civile della Repubblica. Non si commemora solo una catastrofe che provocò quasi mille morti e coinvolse oltre cento centri tra le province di Udine e Pordenone: si riconosce anche ciò che da quella prova estrema è nato.

Il Friuli, infatti, è diventato un riferimento quando si parla di ricostruzione affidata ai territori, responsabilità dei Comuni, partecipazione delle comunità e capacità di rialzarsi senza perdere la propria fisionomia. È dentro questa cornice che la seduta straordinaria di oggi assume un significato politico e istituzionale preciso.

Accanto ai rappresentanti nazionali sono attesi amministratori locali, sindaci dei comuni terremotati, forze dell’ordine, volontariato, protezione civile e realtà associative. Una presenza ampia che richiama il carattere corale della risposta friulana dopo il 1976.

Perché il terremoto del Friuli continua a parlare a Udine

Il sisma arrivò la sera del 6 maggio con una magnitudo indicata dalla Protezione civile in 6.5. La prima scossa non esaurì l’emergenza: seguirono settimane e mesi difficili, fino ai nuovi colpi di settembre, mentre migliaia di persone vivevano fuori casa e interi paesi cercavano di capire se e come ricominciare.

Nella provincia di Udine quella ferita non appartiene soltanto ai centri più devastati. Ha lasciato tracce nelle famiglie, nelle scelte urbanistiche, nel rapporto con la sicurezza degli edifici, nella nascita di una coscienza diffusa sul tema della prevenzione. Per questo il cinquantesimo non è solo memoria storica: è anche una domanda sul presente.

Il cosiddetto Modello Friuli viene spesso riassunto in una formula, ma in realtà fu il risultato di decisioni concrete: centralità delle amministrazioni locali, coinvolgimento diretto dei cittadini, ricostruzione dei paesi come luoghi di vita e non come semplici insiemi di edifici. Da quell’esperienza maturò anche una nuova cultura italiana della protezione civile, nella quale la figura di Giuseppe Zamberletti resta un riferimento inevitabile.

Il ritorno alle 21, l’ora che non si dimentica

Se il pomeriggio sarà dedicato al momento istituzionale, la sera riporterà il Friuli alla dimensione più intima del ricordo. Le 21 restano il punto fermo di una memoria condivisa: il minuto in cui molte famiglie, anche nell’Udinese, continuano idealmente a fermarsi pensando a chi non c’era più, a chi scavò tra le macerie, a chi trovò la forza di restare.

Cinquant’anni dopo, il territorio mostra il volto di una regione cambiata, modernizzata, capace di investire e di guardare avanti. Ma quel progresso porta ancora impressa l’eredità di allora. Ogni centro ricostruito, ogni piazza restituita alla vita, ogni comunità rimasta nel proprio luogo racconta la stessa risposta: dal disastro nacque un modo friulano di reagire che oggi viene ricordato non solo con commozione, ma come lezione civile ancora attuale.

La giornata di Gemona, seguita con attenzione anche da Udine, tiene insieme questi due livelli: il dolore che non si cancella e la responsabilità di trasmettere alle nuove generazioni ciò che il 1976 ha insegnato su solidarietà, prevenzione e tenuta delle comunità.

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