Udine, il ricordo del sisma nel libro di Capuozzo: «Rifare oggi quella ricostruzione non sarebbe semplice»

Alla Casa della Contadinanza la presentazione di “Una piccola guerra - Il 6 maggio del Friuli”, tra memoria civile e riflessioni sull’oggi.

06 maggio 2026 07:22
Udine, il ricordo del sisma nel libro di Capuozzo: «Rifare oggi quella ricostruzione non sarebbe semplice» -
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Alla Casa della Contadinanza di Udine il terremoto del 1976 è tornato al centro di una serata che ha unito memoria personale e storia collettiva. A guidare il racconto è stato Toni Capuozzo, autore del libro “Una piccola guerra - Il 6 maggio del Friuli”, volume che ripercorre il trauma del sisma e ciò che ne seguì per il territorio friulano.

L’incontro udinese ha riportato l’attenzione non solo sui giorni della distruzione, ma anche su quello che il Friuli seppe costruire dopo. Nel libro trovano spazio i mesi nelle tende, le tensioni sociali, il lavoro necessario per ripartire e quella frattura netta che divise la vita di molti tra il prima e il dopo del 6 maggio.

Un libro che riapre una pagina decisiva per il Friuli

Capuozzo ha spiegato come quel passaggio abbia inciso anche sul suo percorso umano. Il terremoto, nel suo racconto, coincide con il momento in cui si impose una presa di coscienza più matura, insieme alla scoperta di un legame con questa terra sentito in modo più forte proprio dentro l’emergenza.

La presentazione ospitata a Udine si inserisce così in un lavoro più ampio sulla memoria pubblica del sisma, a cinquant’anni da un evento che ha segnato famiglie, paesi e istituzioni. Il volume prova a restituire non solo i fatti, ma anche il clima morale di quei giorni e degli anni successivi.

Il valore del ricordo per la comunità

Nel corso della serata è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin, che ha richiamato il significato civile del ricordare. Tornare a quella tragedia, ha osservato, vuol dire misurarsi con il dolore vissuto dal Friuli, ma anche con la capacità dimostrata dalla comunità nel rialzarsi.

Bordin ha inoltre espresso un ringraziamento alla Pro Loco Città di Udine, che ha promosso l’appuntamento, e al presidente Marco Zoratti per l’impegno sul versante culturale. Custodire la memoria del terremoto, è stato il senso del suo intervento, significa non perdere un patrimonio comune fatto di esperienze, relazioni e responsabilità condivise.

La riflessione di Capuozzo sull’oggi

Uno dei passaggi più significativi dell’incontro è stato lo sguardo rivolto al presente. Capuozzo ha posto una domanda che tocca ancora il Friuli: una risposta collettiva come quella maturata dopo il sisma del 1976 sarebbe possibile anche oggi?

La sua valutazione è stata cauta. Il giornalista ha ricordato che allora esisteva una generazione abituata alla fatica, con solide competenze pratiche, inserita in un contesto istituzionale molto diverso da quello attuale. Elementi che, a suo giudizio, rendono difficile immaginare una replica identica di quella stagione.

Nonostante questo, il ragionamento non si è chiuso nel pessimismo. Capuozzo ha lasciato spazio alla fiducia nella capacità delle persone di reagire quando le circostanze lo impongono. Un punto che, nel contesto friulano, richiama quella rete di solidarietà che il territorio ha saputo mostrare anche in tempi più vicini a noi.

Per Udine, appuntamenti come questo hanno anche il valore di riportare nel dibattito cittadino una memoria che non appartiene soltanto al passato. Il terremoto del 1976 resta infatti una chiave per leggere l’identità del Friuli, il rapporto con le istituzioni e il senso di comunità che ancora oggi viene evocato ogni volta che si torna a parlare di ricostruzione.

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