Al Giovanni da Udine un nuovo spettacolo sul terremoto del ’76: in scena “55 secondi”
Il 6 maggio 2026 il teatro cittadino accoglie la prima dell’opera-musical voluta da FVG Orchestra per i cinquant’anni dal sisma in Friuli.
Nel giorno in cui Udine e il Friuli torneranno a misurarsi con una delle date più profonde della propria storia recente, il Teatro Nuovo Giovanni da Udine ospiterà una nuova produzione pensata per trasformare la memoria in racconto scenico. Mercoledì 6 maggio 2026, alle 20.30, debutterà infatti “55 secondi”, lavoro firmato da FVG Orchestra e dedicato ai cinquant’anni dal terremoto del 1976.
L’appuntamento cade esattamente nell’anniversario della scossa che cambiò il volto del territorio. Il progetto, sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia con il supporto di AMIL Holding e Danieli Group, sceglie di riportare al centro non solo il trauma di quei momenti, ma soprattutto ciò che venne dopo: la risposta delle comunità, la tenuta civile e la ricostruzione.
Un titolo che richiama la memoria del Friuli
Il nome dello spettacolo rimanda a “55 secondi… una eternità”, testo di Padre David Maria Turoldo che raccontò la ferita lasciata dal sisma. Da quel riferimento prende forma un’opera che guarda alla distruzione, ma non si esaurisce nella cronaca del dolore. Il cuore del lavoro è la capacità di rialzarsi, tema che per Udine e per l’intero Friuli conserva ancora oggi un significato molto concreto.
L’ideazione e la scrittura portano la firma di Fiorenza Cedolins, che ha costruito un impianto teatrale in cui convivono registri diversi. Il risultato annunciato è un incontro tra lirica, parola recitata, musica, danza e linguaggio del musical, in una formula contemporanea pensata per arrivare a pubblici differenti.
La produzione che arriva in prima assoluta a Udine
Le musiche originali sono di Cristian Carrara, mentre sul podio salirà Paolo Paroni. Regia, scene e costumi sono affidati a Ivan Stefanutti; le coreografie sono curate da Federica Comello. La produzione fa capo all’Istituzione Musicale e Sinfonica del Friuli Venezia Giulia, FVG Orchestra.
La narrazione attraversa quattro generazioni e usa più registri linguistici, alternando italiano, friulano e triestino. Nel tessuto drammaturgico trovano spazio anche richiami a Pier Paolo Pasolini e allo stesso Turoldo. L’ambientazione parte da un Friuli antico, familiare e paesano, travolto dal terremoto e poi ricomposto grazie alla forza collettiva.
In palcoscenico è previsto un organico molto ampio, con oltre cento presenze. Ci saranno i 40 musicisti della FVG Orchestra, il Coro del Friuli Venezia Giulia diretto da Cristiano Dell’Oste, il coro di voci bianche I Pueri Cantores del Duomo di Udine guidato da Annamaria Dell’Oste, i danzatori di Axis Danza e dodici solisti. I video sono realizzati da Stefano Bergomas, mentre il disegno luci è di Claudio Schmid.
Cast numeroso e forte presenza di interpreti legati al territorio
Fra i ruoli principali, Andrea Binetti interpreterà Don Andrea, parroco del paese. Iolanda Massimo sarà Cati, figura che rappresenta la radice della famiglia al centro della storia. Licia Piermatteo vestirà i panni di Rosa e della figlia Maria; Francesco Bossi sarà Bepi e Andrea Piazza interpreterà Pieri.
Completano il cast Stefania Seculin, nei ruoli di Margherita e Lùzia, Federico Lepre come Meni e garzone della bottega, Marianna Acito come Samantha, anziana vicina e amica di Maria, e Amina Sandrini nel doppio ruolo di Kevin e della maestra del catechismo. Askar Lashkin sarà il presidente della Proloco e un operaio, mentre Giovanni Nistri interpreterà il sindaco. È previsto anche un breve intervento fuori scena di Fiorenza Cedolins.
Nel gruppo di lavoro figurano inoltre Filippo Tadolini come assistente alla regia e alla scenografia, Nicolao Atelier Venezia per i costumi, Stefano Laudato alla direzione degli allestimenti, Anna Bellini alla direzione di produzione, Francesco Castellana come direttore musicale di palcoscenico e i maestri di sala Andrea Furlan e Gabriele Perrelli.
Per la città, l’arrivo di questa prima assoluta al Giovanni da Udine assume anche il valore di un momento pubblico di riflessione, affidato al linguaggio dello spettacolo. L’intenzione dichiarata da Cedolins è partire da una memoria personale per allargarla a una dimensione condivisa, parlando ai friulani con un racconto capace di uscire dai confini regionali e portare altrove una storia di rinascita.