Fusine, il caso Kito arriva al centro del dibattito regionale: il Pd chiede di fermare gli esuberi

Dopo l’annuncio di 19 licenziamenti nello stabilimento di Tarvisio, i consiglieri dem sollecitano un’azione più incisiva delle istituzioni e un piano credibile.

23 maggio 2026 00:22
Fusine, il caso Kito arriva al centro del dibattito regionale: il Pd chiede di fermare gli esuberi -
Condividi

Nel Tarvisiano la vertenza Kito torna a pesare non solo sul piano industriale, ma anche su quello sociale. L’annuncio di 19 licenziamenti nello stabilimento di Fusine ha riacceso l’attenzione politica su una realtà produttiva considerata strategica per l’area montana dell’Udinese.

A intervenire sono i consiglieri regionali del Partito democratico Massimo Mentil, Massimiliano Pozzo, Manuela Celotti e Francesco Martines, che chiedono di evitare il taglio dei posti di lavoro e di dare una prospettiva concreta al sito produttivo. La loro presa di posizione arriva in un momento delicato per un territorio dove ogni perdita occupazionale ha effetti che vanno oltre i numeri.

Una vertenza che tocca tutto il Tarvisiano

Per i consiglieri dem, infatti, un ridimensionamento aziendale in montagna produce conseguenze particolarmente pesanti. Alla dimensione economica si aggiunge quella legata alla tenuta sociale di una zona già fragile, dove il lavoro stabile rappresenta un presidio importante per famiglie e comunità.

Nel loro intervento, Kito chain Italia viene indicata come una presenza che mantiene un valore rilevante per il comprensorio di Tarvisio. Lo stabilimento di Fusine, erede della ex Weissenfels, viene considerato un punto di riferimento che non può essere indebolito senza ripercussioni significative sul territorio.

La mobilitazione dei lavoratori e l’appello alla politica

La giornata è stata segnata anche dallo sciopero di otto ore proclamato da Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Rsu dopo la comunicazione degli esuberi. Alla mobilitazione hanno partecipato i lavoratori del sito produttivo e, tra gli esponenti istituzionali presenti, è intervenuto anche il consigliere regionale Massimiliano Pozzo.

Il gruppo del Pd ha espresso vicinanza a lavoratrici e lavoratori, sottolineando che la priorità resta quella di bloccare i licenziamenti annunciati. La richiesta è accompagnata dalla necessità di costruire una soluzione che non lasci l’azienda senza prospettive e il territorio senza una delle sue realtà produttive più note.

Il punto centrale resta il futuro dello stabilimento

Secondo quanto riferito dai consiglieri, la proposta messa sul tavolo dalla proprietà è stata ritenuta inaccettabile e al momento non emergerebbero alternative in grado di sbloccare la situazione. Da qui la sollecitazione a un coinvolgimento ancora più forte delle istituzioni, chiamate a esercitare un ruolo più incisivo nella trattativa.

Per il Pd il passaggio decisivo è l’elaborazione di un piano industriale ritenuto serio e credibile. Nella loro valutazione, questa esigenza non può essere elusa, anche perché il sito produttivo è stato interessato negli anni da investimenti pubblici significativi.

Nella nota diffusa dai quattro consiglieri regionali c’è infine un richiamo al rispetto dovuto a chi ha contribuito nel tempo all’attività dello stabilimento. Il messaggio politico è netto: la tutela dell’occupazione a Fusine viene considerata una priorità non rinviabile per l’intero territorio dell’Alto Friuli.

Segui Prima Udine