Montagna friulana, il gallo cedrone arretra: dai rilievi regionali segnali critici

Presentati a Udine i dati del monitoraggio 2025: pochi maschi osservati nelle arene di canto e presenza sempre più discontinua sulle montagne del Friuli Venezia Giulia.

12 maggio 2026 16:42
Montagna friulana, il gallo cedrone arretra: dai rilievi regionali segnali critici -
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Il quadro emerso a Udine dai primi rilievi su scala regionale non lascia molto spazio all’ottimismo: il gallo cedrone, specie simbolo degli ambienti montani, sulle montagne friulane appare meno diffuso e con presenze spesso ridotte a pochi esemplari.

I risultati sono stati illustrati durante una giornata formativa ospitata nell’auditorium della Regione nel capoluogo friulano, dove è stato fatto il punto sull’attività coordinata dal Servizio Biodiversità della Direzione risorse agroalimentari, forestali e ittiche della Regione Fvg insieme a Corpo forestale regionale, Carabinieri forestali di Tarvisio, Progetto Lince Italia e parchi naturali regionali.

Per il territorio udinese, snodo naturale verso l’area montana della regione, il tema riguarda da vicino anche il rapporto tra gestione del bosco, tutela della fauna e conservazione degli equilibri ambientali più delicati.

I dati raccolti nel 2025

Nel corso dell’anno sono state effettuate 31 uscite notturne di monitoraggio in 16 arene di canto distribuite nell’area montana del Friuli Venezia Giulia. Gli operatori hanno osservato complessivamente 22 maschi.

Il dato che preoccupa non è soltanto il numero complessivo, ma soprattutto la distribuzione delle presenze: in alcune aree non è stato individuato alcun animale, mentre in molte delle arene dove la specie è stata rilevata i maschi presenti erano uno o due. Solo in casi limitati si è arrivati a cinque individui contemporaneamente.

Per una specie che nel periodo riproduttivo tende a riunirsi in gruppi più consistenti, si tratta di un segnale che conferma una fase delicata.

Come si svolge il monitoraggio

L’attività non si concentra soltanto in primavera. Durante tutto l’anno il personale impegnato nel progetto percorre le zone frequentate dal gallo cedrone per individuare tracce e altri indizi utili a capire dove la specie continui a essere presente.

Il passaggio più importante coincide però con la stagione degli accoppiamenti. Prima dell’alba i maschi si radunano nelle cosiddette arene di canto, dove mettono in scena le parate di corteggiamento. Proprio in questa fase, particolarmente sensibile, le osservazioni vengono organizzate con modalità pensate per limitare al massimo il disturbo.

Perché la specie è in difficoltà

Il gallo cedrone è considerato vulnerabile nella lista rossa degli uccelli nidificanti in Italia. A pesare sono soprattutto la perdita di habitat adatti, il loro progressivo degrado e la frammentazione delle aree favorevoli alla specie.

Tra i fattori indicati c’è anche l’evoluzione dei popolamenti forestali verso assetti meno compatibili con le sue esigenze biologiche. Si tratta di un animale molto selettivo rispetto all’ambiente in cui vive e proprio per questo la sua presenza viene letta come un indicatore della qualità degli ecosistemi di montagna.

Quando il gallo cedrone arretra, il segnale non riguarda soltanto una singola specie: richiama l’attenzione sulla salute complessiva di habitat fragili che ospitano anche altre presenze rare e minacciate.

Il lavoro continuerà anche il prossimo anno

Il monitoraggio avviato nel 2025 proseguirà anche nel 2026. L’obiettivo è rendere ancora più preciso il metodo di rilevazione e ampliare il numero delle aree controllate, così da avere un quadro più completo sulla consistenza della popolazione regionale.

La posta in gioco va oltre il valore naturalistico. La possibile scomparsa del gallo cedrone significherebbe infatti perdere un elemento storico del paesaggio alpino e della cultura delle comunità di montagna, un patrimonio che in Friuli continua a parlare anche di identità, memoria e rapporto con il bosco.

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