Precenicco, il ristorante rompe il silenzio sul cigno morto: «Nessuna nostra responsabilità»
Dopo le polemiche sul caso avvenuto lungo lo Stella, la struttura interviene con una nota e respinge le accuse, chiedendo di attendere l’esito degli accertamenti.
La vicenda del cigno trovato morto a Precenicco continua ad alimentare il dibattito in paese e lungo l’area dello Stella. Nelle ultime ore è arrivata la presa di posizione del ristorante Al Fiume Stella, chiamato in causa indirettamente dopo la denuncia pubblica del Partito Animalista Italiano del Friuli Venezia Giulia.
Con una nota firmata da Marinella Garbillo a nome della struttura, il locale respinge ogni addebito e sostiene di aver agito correttamente dal punto di vista previsto dalla legge. Il messaggio è chiaro: nessun coinvolgimento nella morte dell’animale e piena disponibilità verso chi sta seguendo il caso.
Il tema ha toccato da vicino una zona particolarmente sensibile del territorio della Bassa friulana, dove il rapporto tra attività umane, turismo e tutela della fauna è da sempre delicato. Proprio per questo l’episodio ha avuto una forte risonanza anche oltre i confini di Precenicco.
La posizione del locale
Nel testo diffuso alla stampa, i responsabili del ristorante richiamano anzitutto il legame con l’ambiente che circonda la struttura, affacciata su un contesto naturalistico conosciuto e frequentato anche per il suo valore paesaggistico. Secondo quanto riferito, chi lavora nel locale considera quell’area parte della propria quotidianità e del proprio equilibrio.
La nota insiste su questo punto per contestare le ricostruzioni che, secondo il ristorante, avrebbero lasciato passare l’idea di una responsabilità della struttura. Il locale definisce prive di fondamento le ipotesi circolate sul suo conto e afferma di essere stato esso stesso colpito da quanto accaduto.
"Cari clienti e non, facciamo una breve premessa: chi ci conosce e frequenta il nostro locale sa quanto abbiamo a cuore l'oasi unica in cui viviamo; per noi non è solo un posto di lavoro, è casa, un luogo da proteggere e conservarne il suo valore faunistico e ambientale".
"Siamo a dover parlare della morte di un cigno avvenuta adiacente alla nostra struttura in quanto le notizie trapelate sulle nostre ipotetiche responsabilità sono del tutto infondate".
Il riferimento alle indagini
Uno dei passaggi centrali della replica riguarda il rapporto con gli investigatori. La struttura sostiene di aver compiuto tutto ciò che era nelle proprie possibilità sotto il profilo legale e di continuare a collaborare con forze dell’ordine e magistratura.
Il ristorante non aggiunge elementi nuovi sul merito degli accertamenti, ma ribadisce di voler lasciare che sia il lavoro degli inquirenti a chiarire la sequenza dei fatti e le eventuali responsabilità.
"Tutto quello che potevamo fare a livello legale lo abbiamo tempestivamente fatto e stiamo ancora collaborando con forze dell'ordine e P.M. per far sì che le indagini facciano il loro corso".
"Un orribile episodio che ci ha sconvolti e che se avessimo potuto prevederlo lo avremmo sicuramente evitato".
Lo scontro con il Partito Animalista
Nella stessa comunicazione, il locale contesta apertamente le parole pronunciate da Irene Giurovich, portavoce regionale del Partito Animalista Italiano. La critica riguarda sia il contenuto delle dichiarazioni sia il fatto che, secondo il ristorante, sarebbero state espresse senza un confronto diretto con la famiglia coinvolta.
La risposta è dura anche nei toni e chiama in causa il modo in cui la vicenda è stata portata nel dibattito pubblico, mentre gli approfondimenti giudiziari sono ancora in corso.
"Siamo basiti dalle dichiarazioni della signora Irene Giurovich per la totale mancanza di rispetto nei confronti della magistratura che sta facendo il suo lavoro e le illazioni rivolte alla nostra famiglia senza essere a conoscenza dei fatti".
"Ci chiediamo come una persona con la sua carica di portavoce regionale di un partito animalista possa parlare di un avvenimento di questa gravità senza prima avere un reale confronto. A quale scopo? Di click?".
La nota si chiude con un ultimo richiamo alla fiducia nell’attività di magistratura e forze dell’ordine, considerate dal locale gli unici soggetti chiamati a fare piena luce su quanto accaduto.
"Noi rimaniamo fiduciosi del lavoro della magistratura e delle forze dell'ordine".
Che cosa aveva sollevato il caso
L’episodio riguarda la morte di un cigno avvenuta domenica 3 maggio nelle vicinanze del ristorante, lungo il fiume Stella. A portare il fatto all’attenzione pubblica era stato il Partito Animalista Italiano del Friuli Venezia Giulia, che aveva parlato di un gesto gravissimo ai danni di un animale selvatico protetto.
In quell’intervento, il movimento aveva chiesto di chiarire non solo chi avesse materialmente causato la morte dell’animale, ma anche se vi fossero stati ritardi, omissioni o mancate segnalazioni da parte di chi si trovava nell’area. Era stato inoltre annunciato un esposto alle autorità.
Tra i temi sollevati dal PAI FVG c’era anche quello della prevenzione nelle aree vicine a corsi d’acqua e zone di particolare interesse faunistico, con la proposta di installare sistemi di videosorveglianza in strutture aperte al pubblico. Resta ora l’attesa per gli esiti degli accertamenti, mentre il caso continua a far discutere la comunità locale.