Tarcento, nessuna traccia di Sonia Bottacchiari e dei due figli: il padre chiede un contatto immediato
La donna, 49 anni, manca dal 20 aprile con i due ragazzi. L’auto trovata a Tarcento, verifiche estese fino alla Slovenia e un appello pubblico del padre.
A Tarcento il punto più concreto, finora, resta un’auto ritrovata in zona e un silenzio che dura dal 20 aprile. Da allora non si hanno più notizie certe di Sonia Bottacchiari, 49 anni, né dei suoi due figli adolescenti, di 16 e 14 anni. Il caso continua a tenere alta l’attenzione anche nell’Udinese, dove si concentra una parte decisiva delle verifiche.
Il padre dei ragazzi, Yuri Groppi, ha scelto di esporsi pubblicamente con un messaggio rivolto prima di tutto alla ex moglie e ai figli. La richiesta è semplice e urgente: far sapere che stanno bene. Per lui, più del resto, conta interrompere questa assenza di notizie che si è protratta ben oltre i tempi che potevano far pensare a un allontanamento breve.
Il nodo di Tarcento e la Chevrolet ritrovata
Uno degli elementi centrali dell’inchiesta è il rinvenimento della Chevrolet Captiva usata dalla famiglia. Il veicolo è stato individuato a Tarcento, in un punto ritenuto poco evidente. Attorno a questo dettaglio si concentrano molte delle domande aperte, perché da lì potrebbe essersi consumato un passaggio decisivo.
Nelle valutazioni emerse finora, non viene escluso che la donna e i due ragazzi possano aver lasciato l’auto per proseguire con un altro mezzo. La vicinanza di un’area destinata ai camper alimenta anche questa possibilità: un incontro, un trasferimento programmato oppure un appoggio ricevuto successivamente. Al momento, però, si tratta di scenari da verificare.
L’ultimo contatto e il campeggio di Gemona
La ricostruzione delle ore iniziali parte dai contatti avuti da Yuri Groppi con i figli mentre erano già in viaggio con la madre. In quel momento, secondo il suo racconto, il clima appariva tranquillo e la partenza veniva descritta come una breve vacanza.
Successivamente, la figlia gli avrebbe indicato come destinazione un camping di Gemona, con arrivo previsto in serata. Da lì in avanti, però, la comunicazione si è fermata. Quando il padre ha provato a richiamare, i telefoni non risultavano più raggiungibili.
Il controllo effettuato direttamente presso la struttura indicata ha aggiunto un altro elemento di incertezza: nel campeggio non sarebbe risultata alcuna prenotazione riconducibile alla famiglia, né un passaggio compatibile con la loro presenza. È da quel momento che la preoccupazione si è trasformata in un vero allarme e che il padre si è rivolto ai Carabinieri.
Le ricerche tra Friuli e confine sloveno
Il coordinamento delle operazioni fa capo al campo base allestito a Tarcento. L’attività di ricerca si muove su un’area ampia, che comprende il Friuli e anche i possibili collegamenti verso la Slovenia. In campo ci sono oltre 100 uomini, con l’impiego di cani molecolari e dell’elicottero.
La conformazione del territorio complica il lavoro: non soltanto centri abitati e strade principali, ma anche boschi, percorsi secondari e zone più appartate. In questo quadro è stata inserita pure una segnalazione relativa a un possibile avvistamento a Gorizia, ritenuta abbastanza rilevante da essere approfondita.
Gli acquisti esaminati e le ipotesi sul possibile nascondiglio
Tra gli aspetti che gli investigatori stanno valutando ci sono anche alcuni acquisti attribuiti alla donna prima della scomparsa. Si parla di filo da pesca, sale per attirare animali selvatici e radioline, oggetti che potrebbero adattarsi a una permanenza lontano dai centri abitati.
Da qui prende forma una pista ulteriore: quella di un soggiorno in un’area naturale, magari vicino a un corso d’acqua o in una zona boscata. Non è una prova e non indica da sola una destinazione precisa, ma contribuisce a spiegare perché una parte delle ricerche venga concentrata anche in ambienti difficili da perlustrare.
Secondo il padre, resta plausibile anche l’eventualità che Sonia Bottacchiari non abbia organizzato tutto da sola. Il mancato arrivo a Gemona, l’auto lasciata a Tarcento e l’assenza totale di contatti fanno pensare alla possibile presenza di un supporto esterno, almeno negli spostamenti successivi.
L’appello del padre ai figli e alla madre
Nelle sue parole pubbliche, Yuri Groppi ha insistito soprattutto su un punto: sapere che i ragazzi sono al sicuro. Il messaggio rivolto ai figli è quello di cercare, se possibile, una forma di contatto o di chiedere aiuto a chi si trova vicino a loro. Alla ex moglie chiede invece di farsi viva e di porre fine a una situazione che coinvolge non solo la famiglia, ma ormai una rete di ricerca molto ampia.
Il quadro resta incompleto e senza risposte definitive. I tasselli finora emersi – l’ultimo messaggio, il riferimento al campeggio, il veicolo trovato a Tarcento, la segnalazione a Gorizia e la pista di una permanenza in luoghi isolati – non bastano ancora a chiarire dove si trovino Sonia Bottacchiari e i due ragazzi.
Da Tarcento, intanto, continua il lavoro di chi cerca di ricostruire il percorso seguito dopo il 20 aprile. Per la famiglia e per il territorio che segue la vicenda con crescente apprensione, resta fondamentale un solo segnale: una comunicazione che confermi almeno le condizioni dei due minorenni e consenta di restringere finalmente il campo delle ricerche.