Al Teatro Nuovo di Udine il Premio Terzani 2026: riconoscimento ad Alaa Faraj
La città ha accolto l’autore di “Perché ero ragazzo”, presente alla cerimonia dopo il via libera del Tribunale di Sorveglianza di Palermo.
Udine ha consegnato uno dei suoi riconoscimenti culturali più significativi a una storia che intreccia migrazione, carcere e scrittura. Nella serata di sabato 9 maggio, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, il Premio Letterario internazionale Tiziano Terzani 2026 è stato assegnato ad Alaa Faraj per il libro “Perché ero ragazzo”, pubblicato da Sellerio.
Per l’autore, detenuto a Palermo, la presenza in città è stata possibile grazie all’autorizzazione del Tribunale di Sorveglianza. La cerimonia udinese si è così trasformata in un momento particolarmente intenso per il pubblico che ha riempito il teatro e seguito dal vivo la consegna del premio.
A consegnare il riconoscimento è stata Angela Terzani, presidente della giuria, nel quadro delle iniziative promosse dall’associazione vicino/lontano, che a Udine cura il festival legato al nome di Tiziano Terzani e da anni porta in città temi internazionali, civili e culturali.
Una vicenda personale diventata libro
Il volume premiato nasce da un’esperienza biografica drammatica. Faraj, nato a Bengasi nel 1995, studiava ingegneria e giocava a calcio prima di lasciare la Libia nel 2015, mentre il Paese era attraversato dalla guerra civile.
Partì senza avvertire i familiari, insieme ad alcuni amici conosciuti attraverso il pallone. Durante il viaggio verso l’Italia, 49 persone persero la vita nella stiva dell’imbarcazione, soffocate nel corso della traversata.
Dopo l’arrivo, per Faraj è iniziato il percorso giudiziario che lo ha portato alla condanna a 30 anni di reclusione con accuse legate all’omicidio plurimo in concorso e alla violazione della normativa sull’immigrazione. In questi anni ha continuato a proclamarsi innocente e ha trovato nello studio e nella scrittura uno spazio di resistenza personale. Su di lui è intervenuta anche una grazia parziale firmata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
La serata udinese tra parole, musica e testimonianze
Il momento di premiazione ha riunito sul palco voci diverse. A dialogare con Faraj sono stati Marino Sinibaldi, componente della giuria e moderatore dell’incontro, e Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del diritto all’Università di Palermo, destinataria delle lettere da cui il libro ha preso forma.
Alla serata hanno preso parte anche Luciana Castellina, che per prima si è occupata dell’opera, Gustavo Zagrebelsky in collegamento e don Francesco Saccavini. Le pagine del volume sono state affidate alla lettura di Massimo Somaglino, mentre il finale musicale è stato curato dall’Orchestra d’archi e percussioni del Conservatorio Jacopo Tomadini di Udine diretta da Fabio Serafini, con Lucio Degani violino solista.
Nelle motivazioni del premio, Angela Terzani ha indicato il libro come una testimonianza necessaria, capace di restituire dolore e insieme ricerca di dignità. Un giudizio che ha dato il senso della scelta della giuria e del valore attribuito all’opera presentata a Udine.
Le parole dal palco e il messaggio alla città
Durante il suo intervento, Faraj ha ringraziato il Premio Terzani, Angela Terzani, la casa editrice Sellerio, il suo legale, Alessandra Sciurba e le persone che lo hanno accompagnato nel suo percorso umano e letterario. Dal palco del teatro udinese ha definito la cultura uno strumento decisivo, pronunciando parole di forte riconoscenza verso il Paese che lo ha accolto.
Il suo discorso si è allargato poi ai conflitti contemporanei e alle sofferenze che attraversano il presente. Tra i passaggi più netti, il richiamo all’impossibilità di sentirsi davvero in pace mentre altrove continuano guerre e distruzioni, con riferimenti all’Iran e a Gaza.
“Perché ero ragazzo” è nato da lettere scritte in carcere, in italiano, a mano e in stampatello, su fogli recuperati durante la detenzione. Da quella corrispondenza con Alessandra Sciurba è stata costruita un’opera epistolare che unisce memoria personale, formazione e richiesta di giustizia. Per Udine, che da anni lega il Premio Terzani a un confronto pubblico sui grandi temi del nostro tempo, l’edizione 2026 ha riportato al centro il peso delle parole quando diventano testimonianza.
Chi ha deciso il Premio Terzani 2026
La giuria del riconoscimento è composta da Angela Terzani, Saskia Terzani, Enza Campino, Toni Capuozzo, Marco Del Corona, Andrea Filippi, Milena Gabanelli, Nicola Gasbarro, Carla Nicolini, Marco Pacini, Paolo Pecile, Remo Andrea Politeo, Marino Sinibaldi e Mario Soldaini.
Nell’albo d’oro delle edizioni precedenti compaiono, tra gli altri, i giornalisti e le giornaliste di Gaza alla memoria, Sally Hayden, Zerocalcare, Colum McCann, Amin Maalouf, Domenico Quirico, Anna Politkovskaja alla memoria e François Bizot. Un percorso che conferma il ruolo del premio udinese come osservatorio sulle grandi questioni internazionali e sulla forza del racconto civile.