Udine, Novelli sul caso dei due militari: «No ai processi mediatici prima del tribunale»
Il consigliere regionale di Forza Italia interviene dopo il rinvio a giudizio di due carabinieri per i fatti avvenuti nell’area ex Safau durante Italia-Israele.
Il dibattito nato a Udine attorno al rinvio a giudizio di due carabinieri per i fatti dell’ottobre 2024, nell’area ex Safau durante la partita Italia-Israele, si allarga ora anche al piano politico. A intervenire è il consigliere regionale Roberto Novelli, che invita a non trasformare una vicenda giudiziaria in una sentenza anticipata sul piano pubblico.
L’esponente di Forza Italia parte da un punto preciso: saranno i giudici a stabilire eventuali responsabilità personali. Ma, accanto al percorso processuale, secondo Novelli si sta consolidando un clima che finisce per mettere sotto accusa in modo generalizzato chi opera in divisa, ben oltre il merito del singolo episodio.
Il richiamo a distinguere tra inchiesta e giudizio pubblico
Nella sua nota, il consigliere sottolinea che nessuno può considerarsi sottratto al rispetto della legge, tanto meno chi è chiamato a farla applicare. Proprio per questo, osserva, le verifiche devono restare nelle sedi competenti, evitando letture sommarie o prese di posizione che rischiano di anticipare il verdetto prima del processo.
Per Novelli, il punto non riguarda soltanto il procedimento in corso legato ai fatti di Udine, ma una tendenza più ampia: ogni caso che coinvolge appartenenti alle forze dell’ordine finisce spesso per diventare terreno di delegittimazione complessiva, con effetti che vanno oltre i singoli addebiti contestati.
Il nodo del ruolo delle forze dell’ordine
Nel suo intervento, Novelli richiama anche la complessità operativa di chi lavora nella gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico. Intervenire in situazioni tese, decidere in tempi ridotti e valutare contesti delicati, sostiene, richiede equilibrio, preparazione e responsabilità.
Da qui la richiesta di non ridurre il confronto pubblico a una contrapposizione ideologica. Verificare se un intervento sia stato corretto, secondo il consigliere regionale, è doveroso. Al tempo stesso, però, non andrebbe dimenticata la funzione svolta ogni giorno da carabinieri, poliziotti e operatori della sicurezza sul territorio.
Il riferimento ai fatti avvenuti a Udine
Il caso richiamato da Novelli riguarda quanto accaduto nella zona ex Safau in occasione del match Italia-Israele, un contesto che a Udine aveva già acceso attenzione e discussione. È su quella vicenda che si inserisce ora la presa di posizione politica, con un messaggio rivolto soprattutto al modo in cui episodi simili vengono trattati nel dibattito pubblico.
Secondo il consigliere, il sostegno istituzionale a chi indossa una divisa non può venire meno proprio quando il loro operato viene esaminato. Fiducia, regole chiare e strumenti adeguati sono, nella sua lettura, condizioni necessarie perché il lavoro di tutela della collettività possa essere svolto con autorevolezza e serenità.
La posizione politica espressa da Forza Italia
Novelli chiarisce di non voler confondere la difesa del ruolo delle forze dell’ordine con una giustificazione automatica di qualsiasi condotta. Il punto, spiega, è respingere una logica di sospetto permanente che porta a considerare colpevole chi serve lo Stato prima ancora che i fatti siano accertati.
La vicenda giudiziaria seguirà il suo corso, ma l’intervento del consigliere regionale aggiunge un tassello al confronto politico cittadino e regionale su sicurezza, responsabilità individuali e tutela del lavoro svolto dalle forze dell’ordine. Un tema che, a Udine, resta particolarmente sensibile anche per il rilievo pubblico assunto dai fatti contestati.