Udine ritrova Alaa Faraj da uomo libero: riaperto il caso giudiziario

Dopo undici anni in carcere, il vincitore del Premio Terzani torna libero mentre la Corte d’Appello di Messina riesamina il processo.

19 maggio 2026 12:37
Udine ritrova Alaa Faraj da uomo libero: riaperto il caso giudiziario -
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La notizia ha raggiunto Udine pochi giorni dopo la sua presenza in città per il Premio Terzani: Alaa Faraj è tornato in libertà, in attesa che venga riesaminata la vicenda processuale che lo aveva portato a una condanna pesantissima. Per il capoluogo friulano, che lo ha appena accolto sul palco del premio letterario, il provvedimento ha un significato che va oltre l’aspetto giudiziario.

Faraj, autore di “Perché ero ragazzo”, libro pubblicato da Sellerio e premiato nell’ultima edizione del riconoscimento dedicato a Tiziano Terzani, ha trascorso undici anni nelle carceri siciliane. La Corte d’Appello di Messina ha accolto la richiesta di revisione del processo, disponendo la scarcerazione fino alla prossima udienza, fissata per ottobre.

Un passaggio che cambia il quadro

Il procedimento riguarda i fatti legati alla cosiddetta strage di Ferragosto del 2015, la traversata in cui nella stiva di un barcone furono trovati i corpi di 49 persone morte per asfissia. Quando venne arrestato, Faraj aveva vent’anni ed era stato indicato come scafista.

Per quella vicenda era arrivata una condanna a 30 anni per concorso in omicidio plurimo e violazione delle norme sull’immigrazione. Nel corso degli anni, però, lui ha continuato a sostenere la propria estraneità ai fatti, mentre attorno al caso si sono moltiplicati dubbi e richieste di rilettura degli elementi raccolti all’epoca.

Già lo scorso dicembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli aveva concesso una grazia parziale. La decisione assunta ora a Messina segna però un ulteriore passaggio: Faraj esce dal carcere e affronta da libero la fase che porterà alla revisione del processo.

Il legame con il Premio Terzani

Per Udine la vicenda ha anche un risvolto diretto. Solo pochi giorni fa Faraj era stato in città per ritirare il Premio Terzani, presenza resa possibile da un’autorizzazione dei magistrati. Quel passaggio pubblico, davanti alla platea udinese, aveva dato un volto concreto a una storia che il libro aveva già portato all’attenzione di lettori e giurati.

Angela Terzani Staude, presidente della giuria, ha affidato a una nota il suo commento, ricordando l’impatto suscitato dalla partecipazione dell’autore sul palco udinese: «Abbiamo ancora negli occhi la forza, il coraggio e la straordinaria umanità che Alaa ci ha trasmesso sul palco di Udine pochi giorni fa, quando ha potuto ritirare il Premio, grazie all’autorizzazione dei magistrati. Sapere che oggi, in attesa della revisione del processo, è finalmente un uomo libero non solo ci riempie di gioia, ma rafforza il nostro senso di fiducia nella giustizia. La storia di Alaa, raccontata con coraggio e dignità esemplare nelle pagine del suo libro, ci ricorda che la ricerca della verità e della giustizia non deve mai fermarsi».

Le parole di vicino/lontano

Anche Paola Colombo, presidente dell’associazione vicino/lontano che promuove il Premio Terzani, ha espresso soddisfazione per la decisione della Corte. Ha parlato di una scelta accolta con gioia e commozione, sottolineando il peso umano di una vicenda che a Udine era stata ascoltata e condivisa da vicino.

Nella sua dichiarazione, Colombo ha richiamato il lungo percorso affrontato da Faraj tra mare, carcere, sospetto e solitudine, evidenziando come non abbia smesso di studiare, scrivere e immaginare il futuro. Un passaggio che, per l’associazione, restituisce centralità non solo a un esito giudiziario ancora aperto, ma anche alla tenacia personale mostrata in questi anni.

Il prossimo snodo resta l’udienza di ottobre. Fino ad allora Alaa Faraj resterà libero, mentre la giustizia dovrà tornare su un caso che, anche a Udine, ha assunto il valore di una domanda aperta su verità, responsabilità e diritti.

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