Udine ritrova opere e documenti del Risorgimento: al Castello una mostra sul 1866 e sui restauri
Dal 18 giugno al 13 settembre al terzo piano del Castello un percorso tra dipinti, fotografie e materiali recuperati che rileggono un passaggio decisivo per Udine
Una parte della memoria civica di Udine torna finalmente visibile. Al Castello, dal 18 giugno 2026, apre una mostra che riporta davanti al pubblico opere e documenti legati al Risorgimento friulano, rimasti a lungo fuori dai percorsi di visita e oggi restituiti grazie a una serie di interventi di recupero.
L’esposizione, allestita al terzo piano e visitabile fino al 13 settembre, prende spunto da un anniversario che per la città ha un peso particolare: i 160 anni del 1866, l’anno in cui Udine e gran parte del Friuli entrarono nel Regno d’Italia e in cui nacque anche il Museo Friulano.
Il progetto porta il titolo “1866-2026. Restauri per riscoprire l’arte della libertà” ed è stato presentato mercoledì 17 giugno. A curarlo è Fabio Franz, conservatore del Museo del Risorgimento, con un lavoro che unisce ricerca storica, valorizzazione delle collezioni civiche e attenzione al patrimonio recuperato.
Un percorso che parla alla città
Per Udine non si tratta soltanto di una rassegna celebrativa. Il cuore dell’iniziativa sta nel riportare in sala materiali che, dopo il terremoto del 1976, erano rimasti per molto tempo non accessibili. Il risultato è una rilettura del passato locale costruita non su formule retoriche, ma su opere, immagini e documenti che aiutano a capire come si è formata la memoria pubblica del territorio.
Il percorso mette in dialogo figure friulane e protagonisti del mondo asburgico, scegliendo una chiave di lettura più ampia rispetto alla tradizionale narrazione divisa in blocchi contrapposti. L’intento è mostrare un Risorgimento meno schematico, attraversato da relazioni, tensioni, idee e trasformazioni che riguardano direttamente anche Udine.
Tra i materiali esposti compaiono dipinti, incisioni, cartoline, fotografie e oleografie, cioè immagini litografiche poi rifinite con colore a olio, pastello o acquerello. Sono testimonianze che raccontano non solo il sentimento patriottico dell’epoca, ma anche il modo in cui la borghesia costruiva simboli, appartenenze e memoria.
Il restauro come nuova chiave di lettura
Uno degli aspetti più interessanti della mostra riguarda ciò che gli interventi conservativi hanno fatto emergere. Il restauro, in questo caso, non ha soltanto rimesso in sesto opere fragili o compromesse: ha anche aperto domande nuove e fornito elementi utili agli studiosi.
Fra gli esempi segnalati c’è il “Ritratto del generale von Culoz”, da tempo indicato come lavoro della figlia del militare asburgico. Durante le operazioni è comparsa però una firma che potrebbe cambiare questa attribuzione. Le analisi tecniche hanno inoltre permesso di riconoscere gli autori dei ritratti di due figure friulane del Risorgimento, aggiungendo tasselli importanti alla ricostruzione storica.
Le immagini diffuse in occasione dell’esposizione mostrano anche il confronto tra prima e dopo il recupero di quattro opere: “La famiglia di Garibaldi”, “Karl von Culoz”, “Papa Pio IX” e “Sacri Monumenti alla Memoria dei Martiri della Libertà Italiana” di Luigi Bassi. Un modo concreto per far vedere al pubblico quanto il lavoro sui materiali incida sulla comprensione stessa delle collezioni.
Dal potere all’urbanistica, come cambia il racconto del Friuli ottocentesco
La mostra segue anche i cambiamenti che hanno investito Udine e il Friuli tra età napoleonica e Prima guerra mondiale. Nelle sale trovano spazio i temi della rappresentazione del potere, della costruzione della memoria civile e delle trasformazioni urbane ed economiche che hanno segnato quel lungo passaggio storico.
È proprio questo taglio a dare all’iniziativa un rilievo cittadino forte: non un semplice omaggio a date e personaggi, ma un’occasione per osservare come il territorio si sia raccontato e come abbia costruito nel tempo i propri riferimenti simbolici.
Il dietro le quinte del recupero
Nella parte conclusiva il visitatore trova anche un approfondimento dedicato al lavoro dei restauratori. Un video raccoglie le testimonianze dei professionisti del territorio che hanno seguito gli interventi, restituendo il lato tecnico e scientifico del recupero.
Questa scelta aggiunge alla visita un livello ulteriore: non solo vedere le opere tornate leggibili, ma capire anche i passaggi necessari per salvarle, studiarle e renderle di nuovo fruibili. È un aspetto che lega la mostra a una più ampia attenzione verso la tutela del patrimonio culturale locale.
Chi sostiene l’iniziativa al Castello
L’esposizione è promossa dai Civici Musei di Udine con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli. I restauri sono stati realizzati grazie ai contributi regionali 2025, al cofinanziamento della Fondazione Friuli attraverso il Bando Restauro 2025 e ai fondi 2025 dei Civici Musei.
Hanno concesso il patrocinio l’Università degli Studi di Udine, il Comitato di Udine e Pordenone dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e la sezione friulana “Luciana Bolis” dell’Associazione Mazziniana Italiana. L’assessore alla Cultura Federico Pirone ha indicato la mostra come un’occasione per restituire alla comunità opere rimaste invisibili per decenni e per proporre una lettura del Risorgimento più complessa e aperta.
Per chi vive a Udine, l’appuntamento ha dunque un valore che va oltre la visita museale: è il ritorno in città di una parte del suo patrimonio storico, rimessa in circolo attraverso il restauro e una nuova lettura del 1866.