Udine, scontro alla Torre di Santa Maria sul linguaggio di genere durante l’incontro con le imprese
Nel confronto organizzato da Officine Fvg a Confindustria Udine, Pellegrino e Celotti contestano le parole dell’assessora Rosolen.
Non solo certificazioni e dati sul lavoro femminile: l’appuntamento ospitato a Udine nella sede di Confindustria, alla Torre di Santa Maria, ha acceso anche un confronto politico sul valore del linguaggio istituzionale legato alla parità di genere.
Al centro della presa di posizione ci sono le consigliere regionali Serena Pellegrino, di Avs, e Manuela Celotti, del Pd, intervenute all’incontro “Tre anni di impegno, tante storie da raccontare”, promosso da Officine Fvg in occasione della ricertificazione sulla parità di genere.
Il confronto nato durante l’iniziativa udinese
Secondo quanto riferito dalle due esponenti dell’opposizione, la mattinata aveva messo in evidenza un’esperienza imprenditoriale significativa, legata a un comparto come la meccatronica, tradizionalmente caratterizzato da una presenza maschile più forte ma oggi interessato da segnali di cambiamento.
Proprio per questo, osservano Pellegrino e Celotti, il contesto avrebbe potuto favorire una riflessione condivisa più ampia sul tema delle pari opportunità, non limitata ai numeri ma capace di toccare anche il piano culturale e istituzionale.
La contestazione alle parole dell’assessora
La critica delle consigliere si concentra sull’intervento dell’assessora regionale al Lavoro e Formazione, Alessia Rosolen. Nella loro nota, Pellegrino e Celotti contestano il riferimento al dibattito sul linguaggio di genere come a una forma di “sloganismo”.
Le due consigliere precisano di rispettare la scelta personale di chi preferisce qualificarsi al maschile, ma ritengono inaccettabile ridurre la questione del riconoscimento linguistico delle donne a un tema secondario o superficiale.
A loro giudizio, il modo in cui le istituzioni nominano ruoli e presenze femminili non è un dettaglio formale. Al contrario, sostengono, riguarda la visibilità delle donne negli spazi decisionali, nel lavoro e nella rappresentanza pubblica.
Parità di genere, il nodo tra diritti e riconoscimento
Nella presa di posizione diffusa dopo l’incontro udinese, Pellegrino e Celotti parlano di un arretramento culturale quando il tema del linguaggio viene sminuito. Per le due consigliere, le parole contribuiscono a definire i rapporti sociali e il perimetro dei diritti riconosciuti.
Da qui il richiamo a una visione più ampia della parità di genere: tutele salariali, condizioni contrattuali e riconoscimento formale, secondo le esponenti di Avs e Pd, non possono procedere su binari separati.
Il passaggio a Udine, nato attorno alle esperienze delle aziende e agli strumenti per ridurre il divario, si è così trasformato anche in un terreno di confronto politico. Un segnale che conferma quanto il tema resti centrale non solo nel mondo del lavoro, ma anche nel linguaggio con cui le istituzioni scelgono di raccontarlo.