Udine, all’Università in cura un falco pescatore arrivato dalla Lituania

L’esemplare, recuperato nel Pordenonese dopo il ritrovamento a Polcenigo, presenta una lesione a un’ala: i veterinari seguono l’evoluzione con prudenza.

19 maggio 2026 15:03
Udine, all’Università in cura un falco pescatore arrivato dalla Lituania -
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È nelle strutture dell’Università di Udine che si sta giocando la possibilità di recupero di un falco pescatore adulto identificato come proveniente dalla Lituania. Il rapace, una presenza tutt’altro che comune in Italia, è stato affidato al Centro di ricerca e coordinamento per il recupero della fauna selvatica dell’Ateneo friulano, dove resta sotto osservazione con prognosi riservata.

Il caso ha assunto rilievo anche per il valore scientifico dell’animale: la sua provenienza è stata ricostruita grazie agli anelli identificativi applicati nell’ambito dei programmi internazionali di monitoraggio delle specie migratrici. Un dettaglio che permette di collegare il ricovero udinese a una rotta ben più ampia, che dal Nord Europa attraversa anche il Friuli Venezia Giulia.

Le cure nel centro universitario udinese

Dopo il trasferimento nella struttura dell’Università di Udine, l’esemplare è stato sottoposto a controlli veterinari completi. Gli specialisti hanno eseguito radiografie, analisi del sangue e ulteriori esami clinici per definire con precisione il quadro sanitario.

Gli accertamenti hanno riscontrato un trauma al polso sinistro accompagnato da una lacerazione cutanea. È soprattutto quest’ultima lesione a richiedere attenzione, perché eventuali infezioni potrebbero compromettere il pieno utilizzo dell’ala, un aspetto decisivo per un uccello migratore che vive di spostamenti e di caccia.

Perché la prognosi resta prudente

Il falco pescatore è attualmente trattato con farmaci antibiotici e antidolorifici, mentre il personale veterinario segue giorno dopo giorno la risposta dell’animale alle cure. La valutazione resta cauta proprio in funzione del rischio infettivo legato alla ferita.

Nei prossimi giorni si capirà se il percorso clinico potrà indirizzarsi verso un recupero pieno. Per specie come questa, la funzionalità del volo non è un elemento secondario: determina la possibilità di nutrirsi, spostarsi e, in prospettiva, tornare in libertà.

Dal ritrovamento a Polcenigo alla presa in carico della rete regionale

L’animale era stato individuato in difficoltà nell’area di un impianto di troticoltura a Polcenigo. La segnalazione è arrivata all’Ente tutela patrimonio ittico della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha fatto partire il sistema regionale dedicato al recupero della fauna selvatica.

In una prima fase il rapace è stato affidato al Centro recupero fauna selvatica Borgo dei Bui di Fontanafredda, realtà attiva da anni nel soccorso degli animali selvatici. Successivamente è entrata in campo la struttura universitaria udinese, all’interno di un coordinamento che coinvolge Regione, Università di Udine, aziende sanitarie, ditte incaricate del pronto intervento, centri specializzati e Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie.

Una specie rara e importante da seguire

Il falco pescatore, Pandion haliaetus, è tra i rapaci più rari osservabili in Italia. Si riconosce per la colorazione bianca e bruna, le ali lunghe e la specializzazione nella cattura dei pesci. Nidifica in aree legate all’acqua, come coste, lagune, fiumi e grandi laghi.

Nel nostro Paese la specie era scomparsa come nidificante nel secolo scorso, rimanendo soprattutto come presenza migratrice o di svernamento occasionale. Negli ultimi anni alcuni progetti di reintroduzione avviati in Toscana, Sicilia e Sardegna hanno favorito un ritorno, oggi stimato in circa 20-25 coppie nidificanti.

Il ruolo di Udine nella tutela della fauna selvatica

Il ricovero di questo esemplare conferma il peso della struttura udinese nella gestione dei casi più delicati che riguardano la fauna selvatica regionale. Secondo Stefano Pesaro, responsabile veterinario del Centro di recupero della fauna selvatica dell’Ateneo, il modello operativo attivo in Friuli Venezia Giulia è tra i più avanzati a livello nazionale.

In questa vicenda, il lavoro svolto a Udine non riguarda soltanto la cura di un singolo animale ferito. C’è anche il valore di una rete capace di seguire specie rare lungo le rotte migratorie e di trasformare un intervento locale in un tassello utile alla conoscenza e alla tutela della biodiversità.

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