Il sisma del 1976 raccontato in Lussemburgo: a Bettembourg una mostra riporta il Friuli al centro
Nel castello di Bettembourg un percorso fotografico sul terremoto del Friuli, promosso dal Fogolâr Furlan di Lussemburgo con il supporto di Ente Friuli nel Mondo e Craf.
La memoria del terremoto del 1976 continua a parlare anche lontano dal Friuli. A Bettembourg, in Lussemburgo, una mostra fotografica ha riportato all’attenzione una delle pagine più dolorose della storia friulana, trasformando il ricordo in un momento di incontro per la comunità emigrata e per le istituzioni presenti.
L’esposizione è stata allestita al Castello di Bettembourg ed è nata su iniziativa del Fogolâr Furlan di Lussemburgo, con il sostegno dell’Ente Friuli nel Mondo. Le immagini esposte provengono dal patrimonio del Craf, il Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia, e accompagnano il pubblico dentro i giorni del sisma e della ricostruzione.
Per una realtà come quella udinese e friulana, il valore di appuntamenti di questo tipo va oltre il semplice anniversario. Il terremoto resta infatti un passaggio decisivo nella memoria collettiva del territorio, e il fatto che venga ricordato all’estero conferma quanto quel legame con le comunità friulane fuori regione e fuori Italia sia ancora vivo.
Un racconto per immagini rivolto anche ai più giovani
Prima del taglio del nastro, i presenti hanno seguito la proiezione di un video dedicato al sisma del 1976. Un momento che ha dato ulteriore intensità all’iniziativa, preparando il pubblico a un percorso costruito attorno alle fotografie storiche.
Accanto alle immagini, spazio anche a una narrazione pensata per trasmettere quella vicenda alle nuove generazioni, con un richiamo al fumetto dedicato al terremoto del Friuli. Un linguaggio diverso, utile per avvicinare ragazze e ragazzi a una storia che ha segnato profondamente paesi, famiglie e comunità dell’intera regione.
La presenza delle istituzioni e il legame con i friulani all’estero
Ad aprire ufficialmente la mostra è stato il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin. Nel suo intervento ha richiamato il significato della ricostruzione friulana, definendola un esempio di cui il territorio può essere orgoglioso.
Bordin ha sottolineato anche il valore civile dell’esposizione, osservando come le fotografie custodite dal Craf restituiscano una testimonianza diretta di quei giorni e aiutino a conservare una memoria condivisa. Portare questo racconto in Lussemburgo, ha evidenziato, significa anche rinsaldare il rapporto con i friulani che vivono fuori dai confini regionali.
Alla serata hanno preso parte anche l’ambasciatore d’Italia in Lussemburgo Carmine Robustelli, i parlamentari lussemburghesi Mars Di Bartolomeo e Dan Biancalana e il console onorario del Lussemburgo - Circoscrizione Ezio Perillo. La partecipazione istituzionale ha dato peso a un appuntamento che si inserisce nel dialogo costante tra il Friuli Venezia Giulia e le sue comunità nel mondo.
Il ruolo del Fogolâr Furlan di Lussemburgo
Nel corso dell’iniziativa è intervenuto anche il presidente del Fogolâr Furlan di Lussemburgo, Stefano Milani, che ha richiamato la missione dell’associazione: mantenere saldo il rapporto tra la terra d’origine e i friulani presenti nel Granducato, valorizzandone storia, cultura e senso di appartenenza.
La scelta di dedicare l’appuntamento ai cinquant’anni dal terremoto nasce proprio da qui: ricordare un evento che ha ferito il Friuli ma che, nel tempo, è diventato anche simbolo di rinascita. Milani ha descritto il Fogolâr come una realtà giovane e motivata, impegnata a costruire nuovi progetti culturali, sociali e istituzionali capaci di dare forza alla presenza friulana in Lussemburgo.
La serata si è conclusa con uno spazio riservato ai prodotti e ai vini del Friuli Venezia Giulia, particolarmente apprezzati dagli ospiti. Un finale coerente con il senso dell’evento: custodire la memoria di ciò che il Friuli ha vissuto, ma anche mostrare all’estero la qualità, il lavoro e l’identità di un territorio che continua a riconoscersi nelle proprie radici.