A Tolmezzo il punto sul progetto Torrent: focus su torrenti e prevenzione del rischio in montagna
Il 28 maggio nella sede della Comunità di montagna della Carnia verranno illustrati i risultati del percorso Italia-Slovenia avviato nel 2024.
La gestione dei torrenti nelle aree alpine torna al centro del confronto pubblico con un appuntamento in programma a Tolmezzo, dove giovedì 28 maggio 2026 saranno presentati i risultati del progetto Torrent, percorso di cooperazione tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia dedicato alla sicurezza dei bacini montani.
L’incontro è fissato per le 10 nella sala convegni della Comunità di montagna della Carnia e rappresenta il momento conclusivo di un lavoro partito nell’aprile 2024. Al centro ci sono strumenti e criteri condivisi per leggere meglio lo stato delle opere di sistemazione dei torrenti e orientare gli interventi di manutenzione.
Per il territorio udinese, e in particolare per la fascia montana, il tema ha un peso concreto. La tenuta dei versanti, il controllo delle acque e la funzionalità delle opere idraulico-forestali incidono infatti sulla protezione di centri abitati, collegamenti e attività presenti nelle vallate.
Un progetto che coinvolge anche l’Università di Udine
Tra i soggetti coinvolti nell’iniziativa c’è anche l’Università degli Studi di Udine, affiancata dal Servizio sistemazioni idraulico forestali, irrigazione e bonifica della Direzione centrale risorse agroalimentari, forestali ed ittiche della Regione Friuli Venezia Giulia, dal Centro di sviluppo regionale di Capodistria e dall’Università di Lubiana.
Il progetto porta il titolo completo “Torrent - Pratiche comuni per la riduzione del rischio nella gestione dei bacini idrografici dei torrenti” ed è sostenuto con fondi europei all’interno del Programma Interreg Italia-Slovenia. Le risorse complessive indicate per l’attività ammontano a 173.320 euro.
Perché la questione riguarda da vicino la montagna friulana
La cornice in cui nasce il progetto è quella di eventi meteo intensi sempre più frequenti, con effetti che nelle aree montane possono tradursi in criticità idrogeologiche e maggiore pressione sulle infrastrutture di controllo dei corsi d’acqua minori.
In zone come la Carnia, dove la conformazione del territorio rende essenziale una programmazione attenta, il lavoro sui bacini non può limitarsi a singoli interventi isolati. L’obiettivo dichiarato dai promotori è costruire metodi comuni per controllare l’efficienza delle opere nel tempo, valutarne i risultati e stabilire dove intervenire con priorità.
Il tema, inoltre, supera i confini amministrativi. I bacini e i fenomeni naturali non si fermano alle frontiere, ed è proprio per questo che il progetto ha puntato su un’impostazione condivisa tra realtà italiane e slovene.
Cooperazione transfrontaliera e memorandum finale
Nel percorso hanno partecipato anche partner associati come la Protezione civile regionale, la Comunità di montagna della Carnia, il Ministero delle Risorse Naturali e della Pianificazione Territoriale e la Direzione generale per le Acque della Repubblica di Slovenia.
L’impostazione scelta ha messo insieme amministrazioni, strutture tecniche e mondo della ricerca per arrivare a pratiche più omogenee nella lettura delle criticità e nella gestione delle opere di controllo dei torrenti. L’idea è quella di lavorare su scala di bacino, anche quando il contesto è internazionale, così da rendere più efficace la pianificazione.
Durante l’appuntamento del 28 maggio non ci sarà soltanto la restituzione degli esiti maturati in questi due anni di attività. È prevista anche la firma di un memorandum pensato per favorire la circolazione di conoscenze e risultati scientifici tra i soggetti che hanno preso parte al progetto, con l’intento di dare continuità al lavoro svolto fin qui.